Cibo per la mente

L'articolo di Enrico Mannari su Nuovo consumo di giugno 2015

6 luglio 2015 pubblicato in Attività della Fondazione

050520154913Guardare al cibo e al Supermercato del futuro cosi come ha fatto Coop nell’Expo può costituire anche un’opportunità per ripensare storicamente il rapporto tra i consumi alimentari e la cooperazione di consumo. Così è stato in una bella iniziativa organizzata, il 5  maggio, in collaborazione con il sistema delle biblioteche romane, dal titolo Dalla borsa nera al paniere: cibo e mercato dalla guerra all’Expo. Accompagnati dalle immagini di una mostra nelle sale della nuova biblioteca “Vaccheria Nardi”, in uno dei quartieri popolari di Roma, si è ripercorso a grandi linee come si è giunti dalla fame e dalla borsa nera del dopoguerra al Supermercato del futuro. Nella cornice dell’Italia del dopoguerra, dove drammatica è la carenza di generi alimentari di prima necessità e dove sifa forte l’azione degli speculatori, la rinata cooperazione e La Proletaria recitano un ruolo fondamentale di calmieramento dei prezzi e di difesa delle classi popolari. Il problema alimentare è davvero grave alla vigilia del miracolo economico – basterebbe rileggere L’inchiesta sulla miseria in Italia, promossa dal Parlamento nel 1951-52, per comprenderlo – e comincia a risolversi solo alla fine degli anni Cinquanta. Con il “miracolo economico” non solo cambia il modo di mangiare, grazie anche alla possibilità di conservare nel frigorifero i cibi freschi, ma cambia il modo di acquistare i prodotti. Sono gli anni in cui nasce il supermercato caratterizzato da un nuovo modo di distribuire e dunque per la cooperazione di consumo si pone la necessità di affrontare una nuova sfida non snaturando la sua identità. Anche per La Proletaria si avviano processi di fusione e dall’insieme di questi processi sorge prima Coop Toscana Lazio, poi Unicoop Tirreno, in un contesto più generale che vede la cooperazione di consumo cambiare in cooperazione di consumatori. Insomma, in un’Italia dove il ricordo della fame tende sempre più a sfumare prendeva forza l’idea che non ci si doveva limitare alla difesa del potere d’acquisto, ma impegnarsi nella tutela complessiva dei cittadini-consumatori. Si trattava di un salto di qualità anche culturale: dal contenimento dei prezzi alla capacità di cambiare insediamento territoriale, rete di vendita, non smarrendo i propri valori, ma declinandoli anche in termini di tutela della salute e dell’ambiente. Un percorso complesso che oggi deve fare i conti con nuovi processi d’innovazione.

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