Piombino, 13 luglio 1972: un affresco cooperativo

25 giugno 2012 pubblicato in Attività della Fondazione

Il 13 luglio 1972, intorno alle 15.00 del pomeriggio, si sviluppò un incendio all’interno del supermercato di via Gori a Piombino, un incendio che distrusse l’intero negozio e che tenne impegnati i Vigili del fuoco per tre giorni.

Questi i fatti.

Per capire però la portata e gli effetti che ebbe questo evento sulla cooperativa La Proletaria e sulla città che ne fu la culla, Piombino, sul movimento cooperativo di tutta Italia e sulle coscienze e sull’immaginario di molti privati cittadini occorre gettare uno sguardo un po’ più ampio sul Paese in quegli anni e sul movimento cooperativo, su Piombino e la “sua” cooperativa.

All’inizio degli anni ’70 la situazione politica italiana era magmatica: movimenti di piazza e violenza, emergere dell’eversione e del terrorismo, la cosiddetta Strategia della tensione, governi deboli e reazionari, cambiamenti economici che avevano portato ad una vera e propria rivoluzione nei consumi. La Proletaria aveva aperto il suo primo e più grande supermercato, proprio quello di via Gori a Piombino, nel 1969, solo un anno dopo l’esplodere dei movimenti studenteschi e di lavoratori.

Piombino era una realtà particolare: la città-fabbrica, una città dove la grande maggioranza era occupata o viveva dell’indotto dei grandi stabilimenti siderurgici. La Proletaria, del resto, era nata proprio nello spaccio aziendale dell’Ilva.
Sin dai primi anni la Proletaria era stata vicina agli operai della città e ai lavoratori delle classi meno abbienti, sostenendo le loro lotte e offrendo generi di prima necessità a prezzi “popolari”; non trascurò però il rapporto con i commercianti e le aziende di Piombino: aveva cercato di creare un equilibrio tra le anime della città, di farle cooperare. Il 13 luglio del 1972 La Proletaria raccolse i frutti della sua politica.La Proletaria, sin dalla sua nascita, aveva avviato un processo di espansione: prima uscì dai cancelli della fabbrica, poi dalla città, per aprire i suoi spacci nei centri della Val di Cornia. Nel ’71 vi fu la fusione tra La Proletaria e la Fratellanza, la più grande cooperativa del livornese. Nel 1972, pochi mesi prima dell’incendio, La Proletaria era uscita anche dalla Toscana e aveva aperto il primo spaccio a Roma, quello di Largo Agosta, iniziando un costoso processo di ristrutturazione e ammodernamento della propria rete commerciale.

Le fiamme si svilupparono al primo piano, nel reparto confezioni, durante la pausa pranzo: questo fu il motivo per cui fortunatamente non vi furono vittime. Nessuno ancora oggi sa quali siano le vere cause dell’incendio.

Una volta divampate le fiamme si riversarono sulle strade moltissimi cittadini: non solo curiosi, ma tanti volontari, uomini, donne e anche ragazzi, che affiancarono i vigili del fuoco per salvare le merci dalle fiamme.

Pochi giorni dopo la devastazione del supermercato fu indetta un’assemblea (che fu affollatissima) del Consiglio di Amministrazione della Proletaria aperta a soci, dipendenti e cittadini, per poter discutere insieme i tempi e i modi della ricostruzione del supercoop.

Ma già dai giorni successivi al disastro si assistette all’emergere di una solidarietà che sicuramente non ci si aspettava: dipendenti del supermercato di via Gori, di altri supermercati della Proletaria, delle acciaierie, destinarono l’1% del loro stipendio mensile per due anni alla ricostruzione.

Attestati di solidarietà e donazioni in denaro (come la retribuzione della giornata del 14 luglio) arrivarono da dirigenti, soci e dipendenti di altre cooperative, da tutta Italia. Lo stesso fecero alcune aziende non cooperative, partiti politici, sindacati, istituzioni, giunte comunali, associazioni, privati cittadini che chiesero di associarsi alla Proletaria o di aumentare il proprio capitale sociale. All’Archivio Storico di Unicoop Tirreno è conservato tutto il carteggio che documenta la solidarietà che si strinse attorno alla cooperativa nel suo più grave momento di difficoltà.

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