La Lega nazionale delle cooperative e mutue è sciolta dal fascismo

14 novembre 1925

14 novembre 2013 pubblicato in Eventi storici

Il 14 novembre del 1925 la Lega nazionale delle cooperative e mutue è sciolta d’autorità; di lì a poco la medesima sorte tocca alla Confederazione delle cooperative italiane. La Lega era guidata da Antonio Vergnanini, succeduto nel 1912 ad Antonio Maffi, e interprete di una linea di dialogo con il fascismo; per Vergnanini, come del resto per molti altri dirigenti socialisti, Mussolini appariva come un vecchio compagno di partito col quale si sarebbe finalmente arrivati a trattare.

Il fascismo scelse, invece, di rifiutare ogni dialogo e ogni mediazione con i cooperatori socialisti e chiuse d’autorità la Lega, principale organo di rappresentanza del movimento. Spazzate via anche la Confederazione delle cooperative italiane e alcune compagini minori, nel 1926 creò l’Ente Nazionale della Cooperazione (ENC, dal 1931 ENFC per l’aggiunta dell’aggettivo fascista), organismo monocratico incaricato di coordinare ciò che restava del movimento.

 

L’avvento del fascismo ebbe un effetto dirompente sul movimento cooperativo italiano, che subì prima la violenza squadrista e poi l’irreggimentazione delle cooperative entro i gangli del nuovo assetto totalitario. La Lega nazionale delle cooperativa e mutue era un ostacolo sulla strada di questo progetto, perché vantava una lunga tradizione e un prestigio internazionale che la rendevano uno dei principali avversari del movimento fascista in materia cooperativa. In misura minore, lo era anche la centrale di tradizione cattolica, la Confederazione delle cooperative italiane, nata nel 1919 e che si richiamava a una vocazione cooperativistica importante e anch’essa gemmata nel secondo Ottocento.

Sul piano internazionale, queste vicende destarono enorme scalpore e suscitarono l’indignazione di molti cooperatori esteri. Da varie parti d’Europa, ma anche dall’Asia e dalle Americhe, fioccarono lettere di protesta ufficiale; in Cecoslovacchia si tennero addirittura delle manifestazioni di solidarietà ai cooperatori della Lega e di denuncia delle violenze fasciste. Anche se molti autorevoli interpreti – fra i quali Charles Gide – ebbero parole di biasimo per l’atteggiamento fascista tenuto contro la cooperazione, ben presto prevalse un clima di normalizzazione, per cui la cooperazione italiana – fascista o fascistizzata che fosse – poté tornare a tessere dei rapporti con le organizzazioni similari degli altri paesi europei.

L’ENFC – guidata dal fascista Dino Alfieri, successivo Ministro della cultura popolare – prendeva idealmente il posto della Lega delle cooperative presentandosi come fautore di un cooperativismo de-ideologizzato e scevro delle storture che il socialismo aveva apportato alla cooperazione delle origini. Pur se si trattava di mere enunciazioni propagandistiche che ben poco avevano di concreto e finanche di innovativo, tanto bastò a placare gli animi a livello internazionale, perché dopotutto il fascismo italiano era passato da un’aspra ostilità nei confronti del movimento all’apprezzamento per una fantomatica cooperazione nazionalista.

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