Fondazione della Rochdale Society of Equitable Pioneers

15 agosto 1844

12 agosto 2013 pubblicato in Eventi storici

Il giorno di ferragosto del 1844 viene fondata la Rochdale Society of Equitable Pioneers, un’impresa di consumatori per il commercio di generi di prima necessità. Rochdale è una località nell’hinterland di Manchester, all’epoca cuore industriale dell’Inghilterra: qui un gruppo di 28 addetti al settore tessile creò quella che è considerata la prima cooperativa al mondo. In realtà, anche in precedenza vi erano state numerose esperienze associative o imprenditoriali di carattere cooperativistico, ma quella di Rochdale fu la prima ad avere grande successo e ad innescare un vastissimo processo imitativo.

I soci fondatori – chiamati Probi Pionieri – versarono una sterlina a testa, a formare un piccolo capitale di 28 sterline che servì per avviare l’attività. Nei propositi dei fondatori, il negozio avrebbe dovuto fare concorrenza agli spacci gestiti dai negozianti privati che si erano accordati per tenere alti i prezzi. Non solo, ma molti di loro cercavano di incrementare i profitti adulterando le merci vendute, ad esempio allungando la farina con polvere di roccia caolina. Questi comportamenti non solo erano delle truffe a danno del consumatore, ma spesso provocavano veri e propri danni alla salute.

Immagini di riferimento

Il 21 dicembre dello stesso anno apriva i battenti il punto vendita della società: aveva così concretamente inizio il moderno cooperativismo, che poggiava su alcuni pilastri fondamentali, passati alla storia come Rochdale principles, di fatto la prima formulazione degli attuali valori cooperativi internazionali. Contrariamente alle imprese di capitali, il numero dei soci era illimitato, per cui chiunque poteva versare a sua volta una quota sociale e diventare un azionista della cooperativa. Peraltro, tutti i soci erano considerati sul medesimo piano, indipendentemente dalla cifra investita, secondo la formula poi nota con la locuzione “una testa un voto”. La gestione non doveva mirare al profitto, ma all’efficienza per garantire quella convenienza indispensabile a battere la concorrenza degli altri esercizi. Pur se il lucro non era lo scopo principale, la chiusura del bilancio non doveva contemplare un pareggio, bensì un avanzo di gestione.

Questo sarebbe stato utilizzato per due scopi. Innanzi tutto occorreva rafforzare la società, con gli investimenti imprenditoriali necessari al suo sviluppo. Secondariamente, si sarebbe riconosciuto una sorta di dividendo ai soci azionisti che avevano investito una somma in cooperativa. Tuttavia, questo non sarebbe stato calcolato sulla base del capitale versato, bensì in proporzione agli acquisti effettuati in cooperativa. Era nato il concetto di ristorno e di scambio mutualistico, che segnava il principale tratto distintivo fra impresa convenzionale e impresa cooperativa.

In una società capitalistica, chi possiede il 10% del capitale riceva il 10% dei dividendi. Nella cooperativa di Rochdale – e in tutte quelle successive che ne avrebbero ripreso il modello – non era importante che un socio avesse l’1% o il 10% o il 20%, perché la sua quota di dividendo, anzi di ristorno, era calcolata sul volume di acquisti fatti in cooperativa. Chi comprava di più era gratificato da un ristorno maggiore. Si trattò di un geniale incentivo per promuovere il modello cooperativo, che rapidamente si sarebbe esteso ad altri territori e ad altri settori merceologici.

 

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