Nasce la Cooperativa Popolare di Consumo La Proletaria

26 febbraio 1945

26 febbraio 2015 pubblicato in Eventi storici

A meno di un anno dalla liberazione di Piombino dall’occupazione nazifascista, nasce la cooperativa La Proletaria. Sono trenta i soci che sottoscrivono l’atto costitutivo davanti al notaio Luigi Giannone, ma in meno di un mese la nuova impresa raggiunge la quota di 3000 soci. La nascita di una nuova realtà cooperativa e il suo successo in una città che non vantava una lunga tradizione cooperativistica, dipendono da alcuni fattori legati al momento storico. Infatti, coerentemente con ciò che stava accadendo nel resto del Paese, anche a Piombino si assisteva alla nascita di piccole cooperative costituite dagli strati più colpiti dalla guerra e dalla disoccupazione, con l’obiettivo di soddisfare i bisogni primari. La cacciata dei nazi fascisti da parte degli Alleati vide un contributo molto importante da parte del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), i cui partiti di riferimento videro nella cooperazione un mezzo importante per risollevare le sorti di una città ridotta a cumuli di macerie. I bombardamenti avevano infierito pesantemente sia sul tessuto urbano che sulle vie di comunicazione e sulle fabbriche: Piombino era infatti un obiettivo importante per la presenza del porto, della ferrovia e delle acciaierie, la cui produzione era stata riconvertita per le esigenze belliche

La distruzione delle acciaierie nella città-fabbrica aveva portato nei primi tempi dopo la liberazione ad una situazione estremamente grave di povertà e disoccupazione. Per questo, in un clima di collaborazione tra la dirigenza dell’ILVA e gli operai disoccupati, si cominciò a lavorare al ripristino e alla messa in funzione degli impianti. La nascita della Proletaria si inserisce in questo clima di rinascita: l’apertura del primo spaccio della cooperativa coincise con la riattivazione dello spaccio dell’ILVA.

 

Dallo Statuto de La Proletaria si potevano già intravedere alcuni obiettivi che caratterizzeranno la sua storia successiva. Oltre al proposito di miglioramento sociale, economico e culturale dei soci e delle loro famiglie attraverso il reperimento della merce di migliore qualità e della vendita al miglior prezzo, la cooperativa si proponeva sin dalla nascita di non rimanere confinata negli angusti spazi dello spaccio aziendale dell’ILVA. Al primo punto degli scopi della cooperativa sullo Statuto, si può infatti leggere che La Proletaria si impegnava a “istituire spacci cooperativi” e a “stabilire rapporti con cooperative di produzione, di trasformazione di generi di consumo, agrarie e di pesca”: da una parte quindi si impegnava ad aprire nuovi negozi e dall’altra a inserirsi e relazionarsi con il movimento cooperativo del territorio. Inoltre La Proletaria progettava di prendere in gestione dei laboratori per la lavorazione dei prodotti.

Il primo presidente della cooperativa fu Angelo Albano: questi era un impiegato delle acciaierie, aveva avuto un ruolo nella resistenza e nella liberazione di Piombino ed era stato candidato dal CLN a sindaco della città. Il CLN aveva poi sostituito il proprio candidato con Luciano Villani, e messo Albano come presidente della nuova impresa. Le ragioni di questo cambiamento di propositi da parte del Comitato di Liberazione sono ad oggi piuttosto oscure: secondo Tognarini già all’epoca si era capita l’importanza della presidenza di una cooperativa che si proponeva come uno dei soggetti più importanti della città e del territorio.

Sul bancone del primo spaccio de La Proletaria, a causa delle ristrettezze della guerra, si potevano trovare solamente castagne e farina di castagne. Ad ogni modo, sin dalla sua nascita la cooperativa tentò di imporsi in ruolo decisivo nel settore della distribuzione dei generi alimentari, in un contesto di forte pericolo di crollo del sistema e dove il mercato nero era diffuso. La Proletaria riuscì ad ottenere dalle autorità la qualifica di ‘Deposito di merce razionata’.

Infine la cooperativa, contestualmente al clima di collaborazione che si era creato tra la direzione delle acciaierie e gli operai, collaborò con i vertici dell’azienda: dapprima vennero fornite allo spaccio le attrezzature necessarie, e in seguito i rapporti vennero sempre più definiti e regolamentati. Sin dai primi tempi La Proletaria iniziò a intessere dei legami anche con l’altra grande fabbrica siderurgica, la Magona: alla cooperativa fu messo a disposizione un autotreno per il trasporto dei commestibili, mentre La Proletaria arrivò a prendere degli accordi commerciali per l’acquisto di derrate con alcune aziende agricole di proprietà della Magona.

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