Le cooperative obiettivo dello squadrismo fascista

12 settembre 1921

9 settembre 2013 pubblicato in Eventi storici

Il 12 settembre 1921 il Fascismo muove una serie di attacchi squadristi nei confronti del movimento cooperativo, scegliendo Ravenna in quanto culla italiana della cooperazione socialista. Si volle dare una vera e propria prova di forza e additare a tutti i camerati che le cooperative dovevano essere un obiettivo da colpire, all’indomani del biennio rosso e dell’occupazione delle fabbriche. Benito Mussolini era stato un dirigente di spicco del Partito socialista e come tale ne conosceva bene l’organizzazione e i punti di forza. Per questo, nel momento in cui il Fascismo volle accreditarsi come forza d’ordine e legalitaria, lanciò una vasta campagna di violenze contro le organizzazioni di massa dei socialisti, ossia contro quella vasta rete di leghe bracciantili, di case del popolo, di organizzazioni sindacali e di imprese cooperative che rappresentavano una cerniera cruciale tra il partito e la società civile. La rottura di questo legame era essenziale per togliere ai socialisti gli strumenti attraverso i quali avevano raccolto un vasto consenso fra i ceti popolari.

 

Lo squadrismo del 1921, quindi,  non fu una fase di cieca violenza contro i ‘rossi’ in genere, ma un’operazione ben definita e ragionata volta a colpire il nemico nei punti nevralgici. Già in precedenza c’erano stati alcuni danneggiamenti di spacci di consumo o minacce proferite all’insegna di presidenti e di consiglieri di alcune società iscritte alla Lega delle cooperative, ma si era trattato di episodi circoscritti e dopotutto di lieve entità. Invece, in questa occasione, si volle dimostrare pubblicamente la forza e le finalità dei camerati.

La mattina del 10 settembre le  prime camicie nere entrarono nel centro storico di Ravenna; era un’avanguardia di un gruppo ben più numeroso, formato da tremila militanti guidati da Italo Balbo, che occupò la città il 12 settembre. In quella che fu chiamata marcia su Ravenna si fecero le prove generali dei riti paramilitari e delle tattiche squadriste. La camera del lavoro, sede dei sindacati e di numerose organizzazioni cooperative e mutualistiche, fu devastata, ma a fronte di quello spiegamento di forze la violenza fu sostanzialmente contenuta. Più che altro fu un ideale via libera ad attacchi ripetuti e sempre più brutali contro le organizzazioni della Lega, grazie anche all’accondiscendenza delle forze dell’ordine e della magistratura. Nelle colluttazioni con i soci e i dirigenti che cercavano di opporsi, si contarono numerosi feriti e alcuni morti.[ref]Il lungo elenco di violenze è minuziosamente ricostruito da Mario Franceschelli nel suo L’assalto del fascismo alla cooperazione italiana (1921-1922), Roma, Editrice Coop, 1949[/ref]

Una svolta cruciale di questa prima stagione dello squadrismo si ebbe ancora una volta a Ravenna. Nella notte tra il 27 e il 28 luglio del 1922, Italo Balbo piombò in città alla guida di un manipolo di camerati e appiccò il fuoco alla sede della Federazione delle cooperative. Questa non era una semplice organizzazione di rappresentanza, ma era il consorzio fondamentale del movimento provinciale, attivo in tutti i settori e polmone finanziario irrinunciabile. Il presidente era Nullo Baldini che al momento dell’incendio era nel palazzo insieme ad alcuni collaboratori. Più che la conclusione dello squadrismo anticooperativo, l’episodio – che ebbe una certa eco anche nella stampa estera – rappresentò la vittoria del Fascismo sul movimento e aprì le porte ad una nuova stagione in cui Mussolini, diventato capo del governo, diede ordine di conquistare e fascistizzare le cooperative anziché distruggerle.

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