La forma-verbale

9 settembre 2013 pubblicato in Focus #01

Con l’espressione forma-verbale s’intende qui l’insieme della struttura e della lingua dei verbali delle assemblee dei Consigli di Amministrazione. L’oggetto della mia sommaria analisi che  qui cercherò di illustrare sono stati i verbali della cooperativa La Proletaria, per gli anni che vanno dal 1945 sino al 1974: ovvero gli anni in cui i verbali erano scritti a mano.  Nei primi  trent’anni di vita della cooperativa la forma-verbale subì una lenta e non lineare evoluzione. Allora come oggi i verbali erano redatti da segretari che venivano scelti all’interno del Consiglio di Amministrazione e rinnovati dopo un certo periodo. Le diverse mani che stesero questi verbali apportarono quindi di volta in volta dei cambiamenti, delle novità che  venivano sviluppate o rifiutate da chi veniva dopo; a volte, a distanza di molti anni sono riemerse delle modalità di scrittura che sembravano ormai abbandonate. Tuttavia, pur in questa  discontinuità, è possibile distinguere – come cercherò di spiegare nell’articolo – la direzione in cui la forma-verbale si è sviluppata. Un altro aspetto molto importante è la constatazione che l’evoluzione dei verbali seguì di pari passo quella della cooperativa: espandendosi nel territorio e nelle attività i verbali si articolarono sempre di più e diventarono sempre più “narrativi”. In questo articolo proverò quindi ad illustrare come la forma-verbale, ovvero il modo di “raccontare” le assemblee si sia evoluto in questi anni.

La struttura della forma-verbale
La struttura della forma-verbale è per così dire lo schema, lo scheletro di un verbale: si tratta insomma di tutte quelle “infrastrutture” che caratterizzano questi particolari documenti. Questa struttura si è andata, soprattutto nei primi anni, definendosi fino a raggiungere quella che si può considerare la forma definitiva. Gli elementi fondamentali della struttura di un verbale sono l’indicazione della data in cui l’assemblea si è tenuta, l’elenco dei presenti, il riassunto dell’assemblea, l’approvazione e le firme del segretario e del Presidente.
Già nei primissimi anni vi sono dei cambiamenti: l’indicazione della data dell’assemblea viene completata e precisata da quelle dell’ora e del luogo in cui si tiene.
Nel riassunto dell’assemblea, poi, si cominciò a sentire la necessità di distinguere in modo chiaro gli argomenti trattati: i segretari iniziarono a dividere in paragrafi il riassunto, fino a dare ad ogni paragrafo un titolo che indicava l’argomento trattato. Dalla riunione del 3 marzo 1951 viene introdotto l’ordine del giorno: si trattava di un indice numerato di tutti gli argomenti discussi in assemblea, che venivano poi richiamati nel testo.

La lingua: dalla sintesi al racconto
“Dopo ampia discussione viene deciso di seguire le direttive seguenti: 1) azione presso le Direzioni degli Stabilimenti locali affinché ci aiutino con prestiti o altre facilitazioni; 2) cercare la risoluzione dell’accordo con la C.M.T. Ilva; 3) pubblicazione del bilancio […]” (31 marzo 1947, del segretario Gino Cantini)[ref]ASUT, Sezione Terza, Cooperativa Popolare di Consumo La Proletaria – Piombino, Libro Verbali del Consiglio di Amministrazione, 2, 1945 lug. 23 – 1952 giu. 01, Libro Verbali del Consiglio di Amministrazione[/ref].
Questo è solo un esempio, scelto proprio per il suo carattere estremamente sintetico, di come nei primi tempi si verbalizzava una discussione che doveva esser stata molto più ampia. Lo stile dei verbali era – e lo è ancora – uno stile ufficiale, burocratico. Eppure questa lingua si è evoluta in un senso più “narrativo”.
Infatti, dalla sinteticità dei primi verbali, si arrivò ad un vero e proprio “racconto” dell’assemblea: i paragrafi si suddivisero ancora, si esponeva il problema o la proposta, poi, sotto intitolazioni come “approva”, “prende atto”, “delibera” veniva registrato il giudizio del Consiglio di Amministrazione. Certo questa ulteriore suddivisione dovrebbe a rigore rientrare nel discorso sulla struttura: tuttavia io credo che queste novità concorrano a definire lo stile narrativo dei verbali. I segretari annotavano infatti anche come si giungeva ad una certa delibera: le proposte, le idee o i problemi venivano ora presentati, illustrati, discussi e poi approvati, corretti o rifiutati e si davano le direttive sul come procedere per mettere in atto le idee o affrontare gli ostacoli. In certi casi i segretari arrivavano a scrivere chi aveva preso parola e, per sommi capi, i loro interventi, le loro obiezioni o le loro idee per mettere in pratica i vari progetti.
In alcuni casi gli argomenti trattati nei verbali diventeranno talmente estesi e particolareggiati da richiedere una vera e propria pubblicazione: è il caso ad esempio dei bilanci semestrali che dalla semplice situazione patrimoniale e dai dati “nudi” arriverà ad affiancare una relazione che faceva il punto sulla situazione politico-economica nazionale e della cooperativa, oltre che a riportare le attività della Proletaria, sempre più articolate su territori sempre più estesi; alla fine i bilanci  “uscirono” dai verbali, e finirono in una pubblicazione ad hoc, da distribuire ai consiglieri durante le riunioni.

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