Fratelli coltelli

29 marzo 2013 pubblicato in Focus #05 - vecchia serie

L’archivio storico e quello corrente nelle imprese

Le imprese sono le cellule della nostra economia e pur se non sono le sole – perché tante altre organizzazioni concorrono al nostro progresso materiale – si tratta evidentemente di un corpus ampio, variegato e degnissimo di interesse da parte di tutte le scienze umane e sociali. Da diverso tempo la storia – in particolare il ramo che gli anglosassoni definiscono business history – si è rivolta verso questo oggetto di studio, e in conseguenza di ciò si è immediatamente posto il problema delle fonti.

Le imprese sono uno straordinario produttore di materiali, che rimandano alle proprie vicende passate e anche a quelle dei territori in cui sono insediate, ma allo steso tempo non sempre sono un conservatore virtuoso di tutta questa documentazione. In tante realtà, soprattutto quelle medio-piccole, esiste un archivio che però è limitato ai materiali correnti, ossia a quelli strettamente inerenti all’attività aziendale. Man mano che il tempo passa, l’archivio corrente si infoltisce e – soprattutto per ragioni di spazio – una parte di «vecchia» documentazione viene di volta in volta depositata in un qualche scantinato o semplicemente buttata nel cestino.

Con essa scompare un tassello di storia passata; nomi, cifre, attività e relazioni di quella specifica impresa vengono per così dire cancellati per sempre. Si tratta di un danno culturale che oggi varie aziende vogliono evitare, e quindi hanno istituito il cosiddetto «archivio storico», un luogo dove depositare in maniera ordinata tutto ciò che viene espunto dall’archivio corrente.

Anziché in cantina o nel bidone della carta riciclata, i documenti vengono conservati a futura memoria, perché possano essere utilizzati dallo storico di domani per una qualche attività di ricerca. Istituire un archivio storico è sicuramente meritevole, ma allo stesso tempo implica un costo economico, il ricorso a determinate professionalità, e soprattutto un lavoro di routine che non può essere affidato tout court a una o più persone dedicate esclusivamente a questo compito.

Non è sufficiente assumere o incaricare un archivista perché si occupi della cosa, dato che costui dovrà necessariamente cercare e trovare la collaborazione di altri dipendenti. Si tratta di un problema solo apparentemente banale, che rimanda alla sensibilità collettiva verso il passato aziendale e verso la storia in senso più ampio. Vale a dire che il versamento della documentazione dall’archivio corrente – o molto più spesso dagli archivi correnti, dispersi nei vari uffici – a quello storico è – nel suo piccolo – un lavoro di equipe. Un archivista può forse presiedere a questo compito, ma sono i singoli fruitori della parte corrente che devono dare le indicazioni per gestire il passaggio delle carte dallo scaffale di un ufficio a quello del deposito delle carte storiche.

Il rischio è che l’archivio corrente si intasi perché non sufficientemente svuotato o, peggio, che quello storico acquisisca documenti dei quali alcuni potrebbero ancora aver bisogno, con conseguente perdita di tempo per rintracciarli nella nuova disposizione. Tanto più che l’archivista non si limita a ordinare i materiali, ma realizza anche il cosiddetto “scarto”, fatto di quelle carte giudicate non interessanti per lo storico del futuro, che come tali sono buttate via, a beneficio della ricerca – che preferisce pochi materiali selezionati al mare magnum documentale – e ovviamente dello spazio a disposizione.

In buona sostanza, quindi, il personale dell’impresa deve fare un piccolo sforzo collaborativo per agevolare il lavoro dell’archivista e coadiuvare il versamento all’archivio storico. Si tratta di un onere di poco conto, che spesso, però, crea un dei malumori, visto che va ad aggiungersi – e talvolta ad interferire – col lavoro quotidiano svolto dai singoli dipendenti. «Uffa, adesso non si possono neanche più buttare via le carte vecchie, bisogna aspettare che passi l’archivista e discuterne con lui»: è una tipica espressione con cui si manifesta l’insofferenza per l’ennesima nuova prassi aziendale.

Ecco perché, quindi, su questo aspetto, non ci si può limitare ad impartire un ordine a tutto il personale, ma è bene spiegare l’importanza delle fonti e della memoria documentaria, perché da questa consapevolezza può maturare una sensibilità verso la storia dell’impresa in cui si lavora, che rende più leggero il compito di interagire con l’archivista.

***

archìvio s. m. [dal lat. tardo archīvum, archīum, gr. ἀρχεῖον]. – 1. a. Raccolta di documenti privati o pubblici relativi a una persona, una famiglia, un comune, uno stato, ecc.: a. pubblico, a. privato, a. segreto; a. comunale, a. nazionale, a. di stato; a. notarile, che conserva gli atti notarili degli ultimi cento anni; a. ecclesiastico, a. pontificio, a. parrocchiale, a. capitolare (di abbazie, conventi, confraternite, ecc.); mostrò alcuni documenti facenti parte del suo a. personale. Continua »

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