La materia del conflitto

29 marzo 2013 pubblicato in Focus #05 - vecchia serie

In una società come la nostra, italiana, europea, che sta vivendo un periodo senza guerre lungo come mai era accaduto nella sua storia, la parola «conflitto» ha assunto sempre più un valore molto particolare, oscillando da dimensioni interiori, interpersonali a misure della realtà sì concrete, ma dove l’antagonismo, lo scontro sociale, economico, politico, culturale tendono a presentarsi con una forte valenza metaforica.

Il conflitto sembra dematerializzarsi senza sosta, proprio perché siamo sollecitati a pensare che le sue forme più vere siano quelle meno fisiche, tangibili: l’invito che riceviamo dai media, dagli strumenti di comunicazione e di autocomunicazione di massa, è quello di considerare le dinamiche conflittuali tanto più rilevanti quanto più esse investono e si sviluppano a livello simbolico. Le narrazioni ormai sostituiscono l’esperienza diretta dei fatti, o meglio la possibilità di agire sui fatti stessi.
conflitto-1
Coloro per i quali questa regola non vale sono i Signori del nostro sistema socio-economico. Questi ultimi, tenendo saldamente nelle loro mani gli strumenti dell’attuale, progressiva e inarrestabile dematerializzazione della politica, dell’economia, della cultura, sembrano porsi al di fuori di ogni controllo. Del resto, da sempre i Signori dei simboli sono i Signori delle cose e degli uomini: dalla politica ai prodotti di consumo.
conflitto-2
Prendiamo lo Sport.
conflitto-3
È giustamente considerato espressione fondamentale, sotto il profilo economico e culturale, della nostra società, al punto da porsi come strumento essenziale per importanti strategie diplomatiche: nel passato febbraio è morto Zhuang Zedong, tre volte campione di tennis da tavolo, ma soprattutto noto perché agli inizi degli anni Settanta fu protagonista, in piena Guerra Fredda, della politica del ping pong che portò al disgelo dei rapporti fra Cina e U.S.A.

Lo sport è il medium per eccellenza che permette di mandare in scena, quotidianamente, il rito del conflitto, dello scontro, della lotta. La competizione leale, il valore del gruppo e dell’individuo, l’emergere finalmente del merito sembrano trovare nello sport l’espressione più simbolica e catartica.

Eppure, proprio per questa sua centralità rituale, risulta fin troppo facile rilevare che questa società dello sport è quella di uno sport raccontato moltissimo ma praticato pochissimo. Come ci confermano gli ultimi dati sull’obesità: i bambini italiani sono i più obesi in Europa.

E poi c’è la questione del doping (l’infrazione delle regole): quest’ultimo è davvero contro queste regole? O questo spettacolo, senza fine, sfocia naturalmente nella falsificazione della realtà, nell’inganno della ragione e dei sensi non solo degli spettatori, ma degli stessi atleti?
conflitto-4
Intanto rileviamo che questa visione ‘sportiva’ della realtà, attraverso uno schermo, interattivo sempre più ma per i più infrangibile, bene riassume la visione generale che si ha degli scontri sociali, da quelli economici a quelli politici, chiarendo la tendenza dominante a vivere i conflitti veri, quotidiani, per interposte situazioni e interposti attori, avendo ridotto ogni persona, indipendentemente dall’età, ad un ruolo sociale di semplice spettatore. Più correttamente, di tifoso.

Ne è derivato che il valore insostituibile di «rappresentanza» – ritenuta da almeno due secoli l’elemento principale che contraddistingue i moderni dagli antichi – ha finito per assumere un significato assai banale. Perché se è vero che essa vive nella società concreta di molteplici articolazioni – da quella elettorale-parlamentare a quella privata che pur regola la vita dei piccoli gruppi –, è ancor più vero che questa democratica «rappresentanza» finisce con il convergere verso un punto e uno solo: si assiste e non si agisce sui conflitti, che vengono delegati totalmente a persone, luoghi e eventi rispetto ai quali il nostro diritto si esaurisce nel dichiarare: “I like” o “I don’t like”. Un tifo che, ancora meglio si può riassumere nella scelta, rispettivamente, fra due simboli di romana memoria: pollice verso l’alto o verso il basso.conflitto-5
Una rappresentanza adeguata ai bisogni dei tempi dovrebbe essere inscindibile da una ridefinizione di «delega» che è altra cosa dall’attuale isolamento in cui i deleganti sono tenuti rispetto all’azione concreta: politica, economica, sociale, culturale. Pur nella distinzione dei ruoli fra delegato e delegante che resta fondamentale.

Ed è nella suddetta «dematerializzazione che questa cultura da folle impotenti, da Colossei planetari e da gladiatori-attori – il tutto tecnologicamente di nuova generazione – trova una sua ragion d’essere. È, infatti, alla dematerializzazione progressiva e inarrestabile della realtà vera che questo sistema socio-culturale affida il compito di diffondere l’illusione che esso sia intrinsecamente progressivo, avanzato, sbilanciato provvidenzialmente verso mondi futuri.

Ma questi mondi futuri saranno sempre più dematerializzati per le masse che subiscono questo sistema; materializzati per le élite che lo governano.

«Dematerializzare» indica originariamente la trasformazione di documenti cartacei, che certificavano il possesso di un titolo di credito (azioni, obbligazioni etc.), in una registrazione contabile. I vantaggi in termini di velocizzazione e sicurezza delle operazioni furono chiari da subito. Successivamente «dematerializzazione» ha preso ad indicare la progressiva sostituzione della documentazione amministrativa cartacea in documentazione digitale, informatica.
conflitto-6
Questa natura digitale dei documenti, con il tempo, è progressivamente divenuta il parametro per lo sviluppo e per l’innovazione, in direzione di quella società dell’informazione prima, della comunicazione poi, cui noi tutti apparteniamo (in Italia non mancano organi di indirizzo assai autorevoli, come il Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione). L’Agenda Digitale Italiana, istituita nel marzo 2012 con decreto del Ministero dello sviluppo economico in concerto con altri ministeri, è l’ultimo atto in questa direzione, articolato come è in Infrastrutture e Sicurezza, Smart Cities, e-Government, Competenze Digitali, Ricerca e Innovazione e e-Commerce. Il tutto naturalmente si è mosso e si muove dietro sollecitazione della Commissione Europea.

Tutto bene allora?

Di sicuro, nell’immaginario collettivo, velocità efficienza trasparenza accessibilità flessibilità etc. sono tutte qualità proprie del processo di dematerializzazione; così come partecipazione collaborazione cooperazione informazione, la stessa democrazia, sembrano più a portata di mano se sostenute da un’architettura dematerializzata. Quanto più ci si allontana dalla fisicità delle cose e delle persone maggiormente tutto sembra essere possibile, sostenibile, governabile.

Anche le guerre e più in generale i conflitti, le lotte sociali.

Quando poi si è trattato o si tratta di fare le guerre, quelle vere, siamo andati e andiamo a farle lontano da casa nostra, in luoghi da cui vengono solo immagini e suoni mediati dall’immaginario, soprattutto televisivo. I morti, così, sono tali sono solo per chi perde i suoi cari: per gli altri sono notizie, magari intervallate da spot pubblicitari (o viceversa?).

Forse domani un video gioco – totalmente smaterializzato – potrà risolvere le questioni più spinose, e una buona simulazione trovare i punti di accordo e di compromesso più convenienti per le parti.
conflitto-7
In attesa di tutto ciò, accade oggi che evocare il «conflitto di classe» appaia superato culturalmente al limite della facile ironia («ma davvero ancora pensano in quei vecchi termini ideologici?»)…
conflitto-8
…mentre convince non tutti ma molti il «conflitto d’interessi», specie se si parla di quello degli altri.
conflitto-9
D’altro canto, un «conflitto interiore» merita grande rispetto in nome della complessità che tutti noi stiamo vivendo; così come merita riguardo il «conflitto generazionale», specie se fa intravedere all’orizzonte utili rottamazioni: utili, specialmente, per chi ha già i posti in prima fila prenotati.
conflitto-10
Per quanto riguarda, poi, il «conflitto di poteri», esso continua ad evocare trame oscure ad opera di poteri occulti: e speriamo che ci siano davvero questi poteri occulti. Perché? Perché se venisse meno anche l’esistenza di questi burattinai per spiegare lo sfacelo che ci travolge, allora sì che rischieremmo l’eclissi totale della speranza.

Perché, allora, con chi potremmo rifarcela?

Rinunciare al nemico, cessare di averne bisogno per ritrovare le ragioni più vere e profonde dei nostri diritti e doveri è un obiettivo fondamentale per l’uomo che verrà, per quell’uomo che questo sistema fa di tutto per farci dimenticare. Ma rinunciare all’idea stessa di nemico, alle sue seducenti quanto infide semplificazioni, alle atrocità che essa ha sempre comportato nella storia del genere umano, non significa necessariamente rinunciare al valore del «conflitto». Qualche grande uomo nei secoli passati l’ha ben spiegato. La stessa trama, infatti, lega la spada di cui parlava Gesù alla nonviolenza cui faceva appello Gandhi: l’abbattimento di imperi.

Cosa c’è di più conflittuale di un pensiero che entra dentro il rapporto fra materializzazione e dematerializzazione, fra ideale e reale, ridefinendone totalmente la natura?

In che senso? Ma nel senso che ci sono idee – dematerializzate per definizione – che vengono dalla conoscenza concreta delle cose e che incessantemente tornano alle cose con il preciso scopo di trasformarle radicalmente, di rivoluzionarle. Ci sono idee, viceversa, che vogliono tenerci lontano dalla concretezza delle cose perché niente cambi mai.

Esiste oggi una dematerializzazione della realtà funzionale all’identità, alla cultura cooperativa? Le idee cooperative, oggi stanno nella realtà delle cose per cambiarla? Oppure hanno dimenticato che l’«ideologia» – parolaccia impronunciabile per i più – cooperativa e mutualistica è un modo per rivoluzionare la realtà e non per subirla da spettatori di un immaginario che non è il loro?

luca toschi

Potrebbero interessarti

Agenda

gennaio 2022

gennaio: 2022
L M M G V S D
« ott    
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  

La parola del momento

#democrazia.