La cooperazione al femminile: intervista con Claudia Rossi

30 ottobre 2012 pubblicato in Focus

[Claudia Rossi, vice Presidente del Comitato di Gestione della Fondazione Memorie Cooperative e Dirigente Responsabile Settore Controllo di Gestione]

La cooperazione al “femminile”, rimasta troppo spesso sotto traccia, ha rappresentato una forza continua per lo sviluppo del movimento cooperativo. Quale è la sua riflessione attuale?

Credo che potrebbe essere più interessante superare la visuale di genere per comprendere meglio il punto verso il quale potremmo tendere.
Il mio è un apporto ovviamente legato alla mia personale esperienza; per questo parto da un assunto che mi fa associare, da sempre, i valori cooperativi a quelli connaturati al cosiddetto “codice materno” e non ritengo questo, nonostante l’aggettivo usato, un assunto di genere ma di stile e di valori.
La solidarietà, l’accoglienza, la condivisione sono espressioni di questo codice. Il rischio culturale che stiamo correndo è quello di traghettarci verso un modello troppo distante da quello “materno”, nel quale è centrale, semmai, il concetto di performance, di efficienza ad ogni costo.
Nel nostro presente, sebbene siano stati fatti percorsi importanti di miglioramento sul tema di genere, credo che la cooperazione potrebbe trovare uno stimolo ulteriore ed importante nel recupero del suo codice “naturale”; uno stile che apra agli altri, che sia collaborativo, che non sia limitato dall’approccio competitivo, che trovi nel sostegno reciproco un elemento di crescita, che rispetti i tempi di vita delle persone ma che altrettanto sia fermo e pragmatico sui doveri che ciascuna persona ha all’interno di un’organizzazione della quale è parte integrante.
Visitando qualche mese fa, durante un percorso di formazione, la mostra di Modigliani al Mart di Rovereto, la sollecitazione che ho raccolto e condiviso con i miei compagni di corso, è una sintesi di ciò che ho appena scritto: come una delle sculture viste, la leadership del futuro ha caratteristiche femminili, è,cioè,rotonda ed accogliente da un lato, dall’altro ruvida, tagliata da percorsi netti ed in parte non finita (e quindi pronta ad accogliere nuovi sviluppi). La cooperazione può (e deve) recuperare parte del suo codice “naturale” ed in questo la presenza delle donne è fondamentale perché possono agire, quando rimangono fedeli alla loro natura, più di ogni altro i valori cooperativi.

Rispetto a quanto ci ha detto, come può attivarsi la Fondazione Memorie Cooperative?

Per promuovere la cooperazione “al femminile” dobbiamo promuovere confronti (tra generi e tra generazioni) che ci aiutino a rispondere ad una serie di domande: perché le donne, anche all’interno delle organizzazioni cooperative, non fanno rete tra loro? Quali sono gli ostacoli (esogeni o endogeni) che ci impediscono di far emergere le qualità naturali della leadership femminile? Quanto ancora oggi pesa nelle nostre cooperative il diverso grado di accesso alle posizioni di “potere”? Ed infine quanto pesa nelle nostre organizzazioni il pregiudizio rispetto a tutto ciò che (solo apparentemente) sembra non corrisponde ai canoni di efficienza e di performance?

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