Da Rochdale a Piombino. Viaggio nella cultura cooperativa

9 settembre 2013 pubblicato in Formazione

Nel corso “Da Rochdale a Piombino. Viaggio nella cultura cooperativa” si raccontano le tappe, i modi, le scelte che hanno segnato una lunga storia partita nel 1844 a Rochdale. Un seme che è sbocciato in tante parti d’Europa e d’Italia. Il ‘viaggio’ si articola in cinque momenti:

  • la rivoluzione industriale in Inghilterra e la nascita della prima cooperativa, l’esordio della cooperazione in Italia;
  • il decollo industriale in Italia, l’età giolittiana e lo sviluppo rilevante della cooperazione;
  • la crisi del primo dopoguerra, l’attacco squadrista alle cooperative, la “normalizzazione” fascista;
  • la ricostruzione postbellica e il fiorire delle cooperative, i difficili anni ’50, i primi processi di ‘modernizzazione';
  • le nuove linee di sviluppo tra gli anni ’80 e ’90, il passaggio da cooperazione di consumo a cooperazione di consumatori.

La cooperazione tutta deve oggi affrontare le sfide di una economia e di una società ed anche di un sistema politico e istituzionale, in profondo cambiamento. Basti pensare al fatto che si assiste spesso, in questa situazione di crisi del capitalismo finanziario, al richiamarsi all’ esperienza delle cooperative come un modello positivo. Ed allora è sempre più importante conoscere la storia di questo mondo delle cooperative, e di quelle di consumo in particolare, che possono esistere in virtù degli elementi storici che le hanno formate. Pensiamo che sussista una inadeguata consapevolezza dell’importanza della storia, della memoria raccontata, del comunicare ciò che è avvenuto. Eppure la formazione per il mondo cooperativo dovrebbe costituire un filone di attività che, fin dalle origini, appartiene a quello che potremmo chiamare il suo ‘patrimonio genetico’. Infatti nello statuto della prima cooperativa di consumo a Rochdale viene indicato come il 5% degli utili viene destinato alla formazione. Persone quasi analfabete che la sera studiavano economia, filosofia, storia.  Insomma se non c’è formazione non si va da nessuna parte. E la conoscenza della storia costituisce un momento determinante dell’identità, anche un potente strumento di elaborazione della propria distintività, utile per motivare ed alimentare la condivisione dei soci, dei dipendenti, delle comunità in cui la cooperativa opera. Ecco l’importanza del formarsi, del passaggio di idee, di pensiero, di cultura tra generazioni diverse. In diverse occasioni abbiamo sostenuto che il nostro Archivio Storico, la Fondazione, non devono essere solo un silenzioso spazio per studi e ricerche. Per questo, nel momento in cui parliamo di una memoria al futuro, una delle nostre mission è proprio di promuovere una attività formativa. Si pensi all’intensità educativa, informativa ed emotiva che può avere raccontare, anche in forme comunicative nuove ,spaccati di una storia che ha radici antiche ma che è necessario riscoprire proprio in virtù delle nuove domande economiche e sociali che la crisi alimenta.

***

Moduli del corso “Da Rochdale a Piombino. Viaggio nella cultura cooperativa”
a cura di Enrico Mannari (FMC)

 

POTETE RICHIEDERE UNA COPIA DEL DVD CON IL CORSO COMPLETO ALLA FONDAZIONE MEMORIE COOPERATIVE

 

Primo modulo:
1844 – 1898 | Nasce il movimento cooperativo

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Nel contesto delle trasformazioni alimentate dalla Rivoluzione industriale,Il 21 dicembre 1844 a Rochdale, cittadina del Lancashire inglese, un gruppo di operai tessili da vita al primo spaccio cooperativo. Da questi ‘probi pionieri’, dai loro principi ispiratori, prende avvio lo sviluppo della cooperazione in Europa ed in Italia. L’esordio del movimento cooperativo in Italia è nel 1854 a Torino; il suo sviluppo si caratterizza anche per le diverse matrici ideali: quella liberale e mazziniana, quella cattolica, quella socialista. La geografia e la crescita della cooperazione alla fine dell’800, i tentativi di repressione conservatrice nei suoi confronti da parte dei governi Pelloux e Rudinì.

 

 

Secondo modulo:
1898-1918 | L’età Giolittiana

 

Il decollo industriale in Italia e i suoi effetti sullo sviluppo della cooperazione. Una fioritura ‘cooperativa’ che coincide con l’età Giolittiana , caratterizzata anche dalle aperture politiche e legislative di Giolitti, presidente del consiglio, nei confronti dei cattolici e dei socialisti. Il ruolo di Luigi Luzzati. A testimonianza della crescita della cooperazione di consumo, anche nel periodo bellico, nel 1908 viene costituito il Consorzio delle cooperative di consumo e nel 1911 un magazzino  nazionale all’ingrosso. Alla vigilia della prima guerra mondiale si è in presenza  di una prima generazione di “manager”cooperativi.

 

 

Terzo modulo:
1918-1945 | Gli anni del Fascismo

 

Elezioni del novembre 1919, successo del partito socialista e del partito popolare di ispirazione cattolica. Tutto questo congiuntamente alla nascita dei fasci di combattimento fondati da Mussolini nel 1919, cambia lo scenario politico. Inizia una campagna denigratoria contro la cooperazione, in particolare quella di consumo, e lo squadrismo fascista si accanisce, anche fisicamente contro le sedi cooperative. Nel 1925 viene soppressa,dall’ormai vincente regime fascista, la Lega nazionale delle cooperative. Durante il ventennio molte cooperative rimarranno in piedi,naturalmente svuotate di ogni ispirazione democratica e inquadrate nelle organizzazioni del regime. Ma alla’normalizzazione’ corrisponde anche un tentativo di modernizzazione con la creazione dell’Ente centrale di approvvigionamento.

 

 

Quarto modulo:
1945-1973 | Dalla Resistenza al “Boom” economico

 

La ricostruzione post-bellica vede un’impetuoso sviluppo della cooperazione alimentato sia dalle forse politiche della Resistenza  che da una forte spinta popolare.  Il settore del”consumo” è uno dei principali protagonisti di questa rinascita. Le difficoltà e per alcuni aspetti i momenti di vera e propria crisi della prima metà degli anni ’50  (attacco scelbiano, inflazione, disoccupazione, riduzione del potere di acquisto, carenze nelle infrastrutture per i trasporti della merce) vengono affrontati cercando, per quanto riguarda le cooperative di consumo, di procedere a fusioni e a migliori sinergie. Nel 1957 nasce l’ANCC, Associazione nazionale cooperative di consumo. D’altronde di fronte all’irrompere del primo superrmercato moderno nel 1957 la vecchia dimensione degli spacci cooperativi non è più adeguata.Con gli anni ’60, ormai in pieno ‘boom economico’ e quindi con i cambiamenti dei consumi e degli stili di vita, si punta al completo rinnovamento della rete di vendita: ecco dunque in Emilia e in Toscana la nascita dei primi supermercati a insegna Coop.

 

 

Quinto modulo:
1973-oggi | Dalla cooperazione di consumo alla cooperazione di consumatori

 

Alla metà degli anni’70 vi è una grave crisi e conseguentemente un robusto salvataggio di alcune grandi cooperative di consumo del centro-nord. Tra gli anni’80 e gli anni’90 la cooperazione di consumo indica tre direttrici di sviluppo: investimento in grandi superfici di vendita (ipermercati), ulteriore concentrazione e dimensione nazionale. Si sperimentano nuove esperienze al Sud. Vi è un rafforzamento del prestito sociale come strumento di investimento. Alla modernizzazione dei punti vendita corrisponde anche quella delle strutture di approvvigionamento.Nel 1957 viene costituta Coop Italia e Il suo ruolo diviene sempre più importante anche sotto il profilo del controllo della qualità dei prodotti e della filiera produttiva. Dunque il ruolo della cooperazione di consumo non è più solo ‘difensivo’ ma anche ‘propositivo': si passa dal servizio alla tutela del consumatore e dell’ambiente in cui esso vive. La sfida, mai vinta una volta per tutte, è quella di reagire ai cambiamenti del mercato e della società mantenendosi fedeli ai principi ispiratori.

 

 

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