Formazione!

31 marzo 2014 pubblicato in Formazione

Sostenere l’urgenza di un rilancio della Formazione alla cultura cooperativa è oggi fondamentale. E non solo per chi non conosce, o conosce superficialmente il mondo cooperativo ma anche per chi opera all’interno delle cooperative stesse. Quanti dei lavoratori delle cooperative conoscono bene i valori identitari del mondo che sostengono con la loro quotidiana attività? E che formazione è stata loro fatta una volta che sono stati assunti?

La questione, bisogna fare attenzione, non è un fatto secondario, quasi fosse un atto di cortesia, di rispetto nei confronti del datore di lavoro. No, la formazione per chi opera dentro una realtà cooperativa è fondamentale per comprendere quali sono i punti di forza di questo mondo così diverso rispetto ai modelli socio-economici oggi dominanti; e comportarsi di conseguenza. Una persona, quindi, che lavora in un punto vendita di Coop, magari alla cassa, dovrebbe essere messa in condizione di sapere che il suo modo di rapportarsi ai soci, ai cittadini in genere che vengono a comprare lì, non deve essere lo stesso di un suo collega che lavora per un altro grande retailer (per esempio, la catena dei negozi Carrefour). Non basta cioè avere seguito un buon corso di tecniche comunicative per il personale che sta al pubblico, magari ben integrato con alcune indicazioni fondamentali sul Costomer Relationship Management, per capire dove sta la differenza fra l’essere comunque cortesi e attenti a cogliere i bisogni della ‘clientela’ ed essere, viceversa, dei cooperatori. Una differenza su cui si basa e sempre più si baserà la possibilità di poter difendere e rafforzare la presenza di una cooperativa di consumo sul mercato, su questo mercato.

Così come è altrettanto essenziale per un dirigente di una cooperativa sapere che il suo management non può né deve essere lo stesso, in termini tecnici, operativi, di quello di un dirigente di un’azienda di capitale e di profitto. La sua leadership si esprimerà in maniera tecnicamente diversa. Ne va della sopravvivenza e della crescita della cooperativa stessa, perché una cooperativa ha risorse diverse cui deve attingere per rafforzare la propria posizione sul mercato. Per questo se magari affetta da una sorta di complesso di inferiorità, si mette ad inseguire modelli e strategie che funzionano per altri tipi di imprese e sarà destinata a snaturarsi al più presto, o perderà la sua forza concorrenziale; o avverranno tutte e due le cose. Valori e gestione sono due misure inscindibili nel mondo cooperativo per il semplice fatto che il successo del modello cooperativo dipende dalla capacità che hanno queste due dimensioni di interagire in maniera da rafforzandosi reciprocamente.

Quindi, quando si parla di  urgenza di rilanciare una formazione al pensare, all’agire, al sentire cooperativo non si parla di un capitolo di Storia che è stata, di più o meno nobili natali. Ma si parla di un presente difficile da affrontare, per certi versi spietato, rispetto al quale il movimento cooperativo con i suoi valori ha armi importanti, vincenti da proporre. Certo facendo riferimento a modelli socio-economici, culturali, commerciali, merceologici, politici etc. radicalmente diversi.

Se ce ne fosse bisogno, a conferma di quanto sostenuto, basterebbe ricordare come negli ultimi anni, secondo una tendenza sempre più forte, magari facendo riferimento a peculiarità proprie delle nuove tecnologie della comunicazione, tante aziende improntate all’accumulo di capitali cerchino di proporsi al mercato come portatrici di valori simili a quelli cooperativi, cercando di fidelizzare i clienti con offerte di cooperazione, di collaborazione, di partecipazione che fanno intravedere qualcosa di molto simile a quello che è il motore, il cuore del movimento cooperativo.

La differenza? Le cooperative hanno bisogno di lavoratori che partecipino, che cooperino veramente, per i quali solidarietà, mutualità, verità, trasparenza abbiano un significato che si fa comportamento quotidiano, che organizza il loro pensiero e il loro agire. I valori non sono cioè spunti pubblicitari, bensì realtà.

Ma se questa formazione è indispensabile internamente alle cooperative, essendo il motore del loro successo socio-economico, la distintività sociale ed economica che le può rendere ‘vincenti’ in questo mercato, questa stessa formazione deve sapersi trasformare in comunicazione verso i soci, i cittadini che frequentano i punti vendita delle cooperative. Perché i valori cooperativi sono alla base del patto che ogni punto vendita offre alle persone che lo scelgono per comprare qualche cosa. Non sono negozi qualsiasi, sono luoghi dove la merce che è offerta ai bisogni delle persone non è la stessa merce che si può comprare in altri punti vendita. Un paradosso? No un dato di fatto. Il valore simbolico, e cioè prima di tutto d’uso, che quella merce acquista in un negozio cooperativo è totalmente diverso da quello che è offerto in altri punti vendita.

Un punto d’acquisto cooperativo deve essere sempre più, come accadeva negli antichi spacci che dettero vita al movimento, un luogo dove il bisogno delle persone non è uno strumento per vendere prodotti che meglio rispecchiano il business del retailer, ma dove si appagano bisogni aiutando chi li ha a comprenderli, a conoscerli, a interpretarli valutando le tante possibili risposte che il mercato gli offre; al di là della pressione che ognuno subisce da parte di vecchi o nuovi persuasori, più o meno occulti.

La trasparenza, insomma, parola nobile violentata da un uso becero e da pratiche oscene, per il movimento cooperativo non è un termine usato per suscitare fiducia cieca, ma è la forza del suo marketing che è generatore di consapevolezza, cultura, conoscenza; sia lato utente sia lato lavoratore. Dare diritto di parola a coloro che comprano in un luogo cooperativo significa offrire tutto il proprio dovere d’ascolto da parte di chi offre quel servizio.

Perché formare al consumo, meglio ancora all’acquisto, ai bisogni, alle risposte che quei bisogni meritano, significa firmare un patto comunicativo con i cittadini dove conoscere, capire è l’obiettivo primo del mercato. Conoscere i bisogni non per manipolarli ai fini di un profitto, un lucro privato, ma per aiutare a comprendere al meglio quali siano le risposte più adatte, trasformare ogni atto di acquisto in un importante momento formativo per chi compra e per chi vende. E quindi trasformare un atto di venditaacquisto in uno strumento per orientare e indirizzre il mercato. Formarsi al bene comune, formarsi per un nuovo modello sociale ed economico.

Chi sceglie di entrare nel Mercato delle cooperative, di vitalizzarlo con le sue esigenze e richieste, deve essere in-formato dei diritti di cui finalmente può usufruire, spiegandogli bene che comprare in questo luogo è tutta un’altra Storia, appunto. Una Storia che viene e che potrebbe – se ritrovasse la fierezza della sua diversità – andare molto lontano.

Non cessando mai di formarci, indipendentemente da che parte si stia del bancone, si contribuisce a formare un società con valori diversi. La sezione Formazione di MemorieCooperative.it è stata concepita con questo obiettivo.

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