Intergenerazionalità

9 settembre 2013 pubblicato in Formazione

INTERGENERAZIONALITÀ / intergenerationality / intergenerationnalité / intergeneracionalidad / intergenerationalitaet

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DEFINIZIONE

Le cooperative sono caratterizzate dalla intergenerazionalità, ossia dall’essere un patrimonio – economico, di competenze, di valori – che resta radicato sul territorio e a disposizione della comunità e che vive attraverso di essa. Le persone si fanno socie delle cooperative, il tempo passa e loro si pensionano o muoiono. Ma le cooperative non muoiono con loro, perché nel frattempo sono state alimentate da nuove generazioni che hanno perpetrato il patto associativo.

 

LE DECLINAZIONI PRINCIPALI. QUALE DIFFERENZA FRA IMPRESE COOPERATIVE E CONVENZIONALI?

Nell’impresa convenzionale l’intergenerazionalità è un fatto meccanico. Quando un azionista muore, l’azione passa automaticamente agli eredi, che possono decidere di tenerla o di venderla a seconda delle convenienze. Possiamo dire che ci sono cooperative molto longeve, come quelle di consumo, alcune delle quali affondano le radici della propria storia nella seconda metà dell’Ottocento, ma ci sono anche aziende non cooperative altrettanto longeve, come la Fiat, nata nel 1899, o la Pirelli, fondata nel 1872, o ancora la Buitoni, che risale addirittura al 1827, solo per limitarsi ad alcuni casi tra quelli più noti.

Qual è la differenza?

Sta in un concetto, anche abbastanza semplice. Si chiama mercato delle quote azionarie. In una impresa convenzionale, i proprietari sono gli azionisti. Ognuno di essi è libero di vendere le proprie quote o parte di esse, e di comprarne altre se trova qualcuno che gliele vende. Il prezzo è sostanzialmente fissato dal mercato. Se l’azienda è piccola, ci sarà probabilmente una trattativa privata, se è grande e addirittura quotata in borsa, lo scambio avverrà tramite un intermediario, ad esempio una banca. Se si va in un istituto di credito e si vogliono comprare delle azioni della Fiat ci verrà detto che al momento in borsa sono quotare al tal prezzo, in base al quale si può fare un’offerta di acquisto. Se qualcuno, intenzionato a vendere, l’accetta, quelle azioni passano da lui al nuovo acquirente.

Nella cooperativa, quando un socio muore, la quota sociale viene rimborsata agli eredi, salvo diverse disposizioni statutarie o testamentarie. In nessun caso, però, può essere trasferita d’ufficio al figlio o al nipote, senza che questi non faccia esplicita richiesta di diventare socio e, ad esempio, non scelga volontariamente di utilizzare il rimborso della quota del defunto per sottoscrivere una nuova azione cooperativa a proprio nome. In pratica, la quota sociale non è un bene qualunque e come tale commerciabile o soggetto alle prassi delle pratiche ereditarie. È una scelta consapevole e volontaria. Si diventa soci perché si ravvisa una certa convenienza e si condividono determinati valori. E si recede da socio perché si ritiene che siano venute meno queste condizioni. In nessun caso si può vendere la propria quota sociale a terzi, anche se si dovesse trattare di un atto privo di intenti speculativi[ref]G. Bonfante et al., Società di capitali e cooperative a confronto, Milano, Ipsoa, 2004.[/ref].

Detto questo, comprendiamo perché nelle cooperative la intergenerazionalità sia una questione sostanziale. Innanzi tutto, poiché non è un fatto automatico, la cooperativa è sollecitata e invitata a educare i giovani e a spiegare ad essi i propri valori e il proprio modo di essere, pena il rischio di morire per le difficoltà di ricambio generazionale. Ma soprattutto la sinergia tra la mancanza del mercato delle quote sociali e il divieto di distribuzione degli utili fa sì che le cooperative siano un patrimonio a disposizione delle comunità, che in nessun caso può essere alienato per un qualche tornaconto economico.

Se ci chiedessimo chi sono i proprietari delle cooperative, la risposta più ovvia sarebbe i soci; tuttavia, per darne una più esauriente, bisognerebbe aggiungere che i proprietari non sono solo i soci, ma anche i soci di domani. Infatti, in questo tipo d’impresa il capitale azionario non è predeterminato e soggetto ad un mercato, ma è illimitato. Chiunque può fare domanda di diventare socio, versando la quota prevista dallo statuto, che va così ad implementare il capitale sociale. Non c’è qualcuno che vende e qualcuno che compra, ma solo qualcuno che si associa. È una differenza fondamentale.

 

I PERCORSI STORICI. LA PROSPETTIVA GENERAZIONALE NEL LUNGO PERIODO

Fin dalle origini della storia del movimento cooperativo, la dinamica intergenerazionale è stata ben chiara nella testa dei padri fondatori. Basti pensare alle regole che le cooperative si diedero fin dalla seconda metà del XIX secolo, che appunto prevedevano un capitale illimitato e sottratto al mercato delle quote azionarie. In tal senso, la cooperativa era una società di persone e non di capitali.

Anche per questo, tra i capisaldi costituenti di questo genere d’impresa vi era l’educazione dei soci e dei cittadini in genere. Da un lato, all’epoca, l’assenza del welfare modernamente inteso e l’alto tasso di analfabetismo avevano convinto i padri fondatori della cooperazione a destinare una parte dei proventi alla scolarizzazione. Dall’altra, a questo compito di base – insegnare agli operai e ai braccianti a leggere e a scrivere – si accompagnava una missione altrettanto importante, e cioè investire in una formazione politica e civile rivolta ai soci e ai non soci,
per far comprendere come mai le cooperative fossero un modello socio-economico peculiare e come tale importante[ref]A. Bonner, British Co-operation. The History, Principles, and Organisation of the British Co-operative Movement, Manchester, Co-operative union, 1970.[/ref].

Da questa prospettiva, l’intergenerazionalità è stato anche un valore aggiunto in termini di competitività. Il movimento cooperativo ha oltre centocinquant’anni di storia e quindi almeno sei generazioni di cooperatori hanno profuso in esso il proprio impegno e creduto in certi valori. Tra questi ritroviamo il radicamento territoriale, che non appartiene allo stesso modo alle imprese convenzionali. Siccome la cooperativa non appartiene a un singolo imprenditore, ma a tanti soci, è come se questa fosse un pezzo dell’identità locale.

Dagli anni settanta in poi questo si è palesato in termini di delocalizzazione. Sono numerosi gli esempi di imprese for profit che hanno chiuso gli stabilimenti in Italia per aprirne altri in paesi caratterizzati da un mercato del lavoro in cui i dipendenti avevano meno diritti e retribuzioni mediamente molto più basse. In pratica, l’imprenditore italiano ravvisava una convenienza a cessare l’attività produttiva nel proprio paese – licenziando di conseguenza tutte le maestranze – per proseguirla in Serbia, in Brasile o in Cina [ref]G. Tattara, G. Corò, M. Volpe (a cura di), Andarsene per continuare a crescere: la delocalizzazione internazionale come strategia competitiva, Roma, Carocci, 2006.[/ref].

Nessuna cooperativa è mai stata protagonista di un fatto di questo genere, proprio perché si tratta di un’impresa scevra da logiche di mero profitto, di proprietà dei soci e che opera nell’interesse dei soci di oggi come di quelli di domani. Ecco perché è imperniata sul territorio e contraddistinta da un forte legame con la comunità locale.

Oggi, soprattutto in Italia, abbiamo numerose cooperative molto grandi, solide e robuste, forti di fatturati importanti, di attività sempre più articolate, di un radicamento territoriale via via più esteso. È come se ogni generazione avesse ricevuto un piccolo patrimonio da quella precedente e lo avesse consegnato, incrementato, a quella successiva. Certo non sono mancati i momenti di difficoltà – basti pensare al fascismo – ma in linea generale è questa la dinamica di fondo che ha consentito una progressiva accumulazione. Ed è una dinamica intergenerazionale.

Oggi le cooperative sono mediamente molto più grandi delle imprese convenzionali e molto più patrimonializzate, tanto che – ce lo dice uno studio della Banca d’Italia [ref]C. Bentivogli e E. Viviano, Le trasformazioni del sistema produttivo italiano: le cooperative, 2012.[/ref] – stanno reagendo meglio alla crisi economica iniziata nel 2008. In questo senso, sono un valore aggiunto per la nostra economia, perché contribuiscono a conferire stabilità al tessuto produttivo.

La cooperativa è una forma d’impresa fortemente legata al proprio territorio e siccome il suo scopo è quello di perpetrare l’attività per cui è stata costituita è necessario che essa si occupi e preoccupi di coltivare il ricambio generazionale. Infatti, il recesso o la morte dei soci non adeguatamente compensata da nuove adesioni potrebbe rappresentare la sua fine. Si comprenderà, quindi, che la intergenerazionalità è una bella caratteristica, ma ha pure un rovescio della medaglia. Ossia, le cooperative esisteranno finché ci sarà questo tipo di cultura associativa. Quindi, perché tutto ciò continui ad essere un valore anche in futuro, c’è bisogno di nuovi soci, perché nessuno è eterno e prima o poi i vecchi se ne andranno. È certamente una sfida che merita di essere raccolta, perché la cooperazione è un pezzo della nostra storia e della nostra identità, nonché una scelta etica tutt’altro che banale.

 

BIBLIOGRAFIA

Ricci Garotti, Giuliana e Cossarini, Alberto
1974 La cooperazione: storia e prospettive, Bologna, Ape

Fabbri, Fabio
1994 Da birocciai a imprenditori una strada lunga 80 anni. Storia del Consorzio cooperative costruzioni, 1912-1992, Milano, Franco Angeli

Amus Fontanesi (a cura di)
1994 La famiglia Unieco: generazioni di uomini che hanno fatto con il loro lavoro oltre un secolo di storia cooperativa, Reggio Emilia, Comma

Fornasari, Massimo e Zamagni, Vera
1997 Il movimento cooperativo in Italia. Un profilo storico-economico (1854-1992), Firenze, Vallecchi

Zamagni, Vera, Battilani, Patrizia e Casali, Antonio
2004 La cooperazione di consumo in Italia. Centocinquant’anni della Coop consumatori: dal primo spaccio a leader della moderna distribuzione, Bologna, Il Mulino

Bonfante, Guido et al.,
2004 Società di capitali e cooperative a confronto, Milano, Ipsoa

Costalli, Sergio
2009  Identità e cambiamento. Marchi distintivi dal mondo Coop, a cura di Enrico Mannari, Livorno, Debatte.

Webster, Anthony, Brown, Alyson, Stewart, David, Walton, John K., Shaw, Linda (a cura di)
2011 The Hidden Alternative: Co-operatives Values, Past, Present and Future, Manchester, Manchester University Press

 

LINK

Codice civile , Libro V, Titolo IV, Delle imprese cooperative e delle mutue assicuratrici: http://www.altalex.com/index.php?idnot=36502

Progetto “Generazioni” di Legacoop Emilia-Romagna: http://www.generazioni.coop/

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