Una riflessione di Jossa su socialismo, autogestione e cooperazione

Bruno Jossa, Un socialismo possibile. Una nuova visione del marxismo, Bologna, Il Mulino, 2015

18 novembre 2015 pubblicato in La fondazione segnala
di Tito Menzani

 

jossa coverBruno Jossa è probabilmente il principale studioso italiano di storia del pensiero economico ad aver dedicato così tanta attenzione al movimento cooperativo. Fin dal suo primo libro (Interesse, moneta, credito, Napoli, Jovene, 1960), il tema delle relazioni di mercato si è compenetrato con implicazioni di carattere socio-politico. Di qui, l’approdo allo studio del socialismo nelle sue varie forme, ma anche del modello keynesiano e del contraltare neoliberista. Mercato, socialismo, autogestione (Roma, Carocci, 1998) e La democrazia nell’impresa (Napoli, Esi, 1999) sono probabilmente i due testi principali nei quali l’autore si è confrontato in maniera più organica con la proposta cooperativa, che già in varie forme aveva considerato nei propri scritti precenti.

Nel volume qui recensito, Jossa attualizza i propri studi di storia del socialismo alla luce della recente crisi economico-finanziaria. L’idea è che un sistema di «imprese democratiche» possa realizzare un modello produttivo efficace, in grado di dare una risposta alla recenti difficoltà del capitalismo. Si tratta di un modello in cui autogestione bottom up e mano pubblica top down si incontrano, senza alcuno spazio per gli animal spirits di liberale memoria.

Apparentemente, quindi, il libro assume le fattezze di un testo inattuale, quasi nostalgico o dal sapore rétro: chi parlerebbe ancora di utopia socialista nel XXI secolo? Invece, il contributo che ci consegna Jossa riesce in parte a sganciarsi da questa dimensione, per presentare un’analisi lucida e chiara di un percorso di storia del pensiero in cui socialismo, autogestione e cooperazione sono stati a lungo intrecciati. E secondo l’autore continuano ad esserlo. Il valore delle passate analisi viene recuperato e aggiornato per proporre un modello teorico nuovamente originale, anche se – a onor del vero – forse difficilmente praticabile.

«L’idea centrale a base dell’autogestione – dice Jossa (pp. 285-286) – non è un’idea sorpassata […], o fallita, o criticabile […], ma è un problema cruciale della lotta di classe […], ed è perciò più attuale che mai. […] Un aspetto importante dell’autogestione, ripetiamo per concludere, è che essa rende finalmente possibile allo Stato di svolgere la sua funzione fondamentale, quella di proteggere l’interesse pubblico».

È abbastanza palese che si tratti di conclusioni che pongono l’autore ai margini del dibattito contemporaneo sull’impresa cooperativa, se non altro perché è ormai da trent’anni che il marxismo ha cessato di essere una base teorica per gli studi economici che intersecano l’ambito della business history. Tuttavia, l’approccio di Jossa non può essere ignorato tout court, benché a tratti si faccia fatica ad entrare nella logica con la quale l’autore affronta certe questioni, come ad esempio quando si domanda se sia possibile «fare la rivoluzione con l’aiuto dello Stato» (p. 278).

A prescindere da questi aspetti, il libro di Jossa può essere letto come una lunga, dettagliata e ragionata rassegna di studi ad impronta marxista sulla cooperazione, e più in generale sul modello di società. Non bisogna dimenticare che per circa un secolo, le imprese autogestite – o una parte di esse – hanno avuto come punto di riferimento proprio la teoria economica che predicava l’imminente fine del capitalismo. Anche se oggi siamo soliti riconoscere al marxismo un’importanza euristica molto minore di quella che gli si attribuiva cinquant’anni fa, e a considerarlo un approccio sostanzialmente datato, il libro di Jossa può aiutarci a recuperare alcuni passaggi che invece meritano una rinnovata attenzione.

 

 

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