Come si è affermata la grande impresa cooperativa in Italia.

20 gennaio 2016 pubblicato in La fondazione segnala

Pubblichiamo una recensione di Tito Menzani per il lavoro di Vera Zamagni, di prossima uscita per il Mulino. Il libro sarà presentato a Bologna domani, giovedì 21 gennaio alle ore 15.00 presso l’Unipol Auditorium di via Stalingrado 37.

Vera Zamagni, Come si è affermata la grande impresa cooperativa in Italia. Il ruolo strategico di Enea Mazzoli, Bologna, Il Mulino, 2016.

La storiografia che si è occupata del movimento cooperativo non ha mai dedicato grandi energie al genere della biografia. Vi sono lavori che approfondiscono la vita e l’opera dei cosiddetti padri fondatori del movimento, come Luigi Luzzatti, Nullo Baldini, don Lorenzo Guetti, o gli Equitable Pioneers of Rochdale, solo per citarne alcuni. Ma per tutti i cooperatori successivi sono prevalsi approcci prosopografici e dunque ricostruzioni corali delle loro attività, o anche storie d’impresa, nelle quali però il ruolo (finanche imprenditoriale o manageriale) dei singoli è quasi sempre rimasto in ombra.
Le eccezioni sono davvero poche – tra le più conosciute, si menzionano le biografie di Mario Cesari, di Valdo Magnani, e di Giovanni Bersani –, forse perché l’idea stessa di impresa cooperativa rimanda a una dimensione collettiva, che finisce per disincentivare un approccio di carattere biografico. Basti pensare che pur se tra le istituzioni culturali che animano il movimento c’è la Fondazione Ivano Barberini, ad oggi manca una ricostruzione dell’attività sul campo di quest’ultimo.
Il libro di Vera Zamagni – docente dell’Università di Bologna e tra i principali studiosi mondiali di storia economica – appare dunque una felice eccezione nel panorama di studi dedicati alla cooperazione, non solo perché è una biografia di uno dei massimi dirigenti italiani del movimento degli ultimi cinquant’anni, ma anche perché, per una volta, si tratta di una persona vivente, pur se da anni in pensione e de facto ritiratosi a vita privata.
Enea Mazzoli nacque nel 1927 ad Argelato, in provincia di Bologna. Antifascista e politicamente legato al socialismo, si avvicinò alla cooperazione felsinea già all’indomani della Liberazione, contribuendo a quella ricostruzione materiale e morale che contraddistinse il movimento tra anni quaranta e cinquanta.
Nel volume si ripercorre la sua lunga carriera, che ha principalmente intersecato tre grandi organizzazioni, e cioè una struttura di rappresentanza come la Federazione provinciale delle cooperative di Bologna (oggi Legacoop Bologna), la cooperazione di consumo che si riconosce nel marchio Coop, e l’Unipol, il secondo gruppo bancario-assicurativo in Italia per volume d’affari.
Il principale filo conduttore del tragitto di Enea Mazzoli nella galassia della cooperazione è stata l’attenzione alla grande dimensione dell’impresa autogestita, alla ricerca di quelle economie di scala e di scopo che hanno consentito a questo modello di diventare co-protagonista del mercato. Vera Zamagni sottolinea proficuamente questi aspetti, ricordandoci come Mazzoli e altri dirigenti avessero una visione molto moderna, che si contrapponeva a quella di coloro che predicavano una cooperazione fatta di imprese piccole, a misura d’uomo, giudicate più vicine ai bisogni dei soci.
In realtà, là dove quest’ultimo approccio è stato prevalente, l’impresa cooperativa non ha quasi mai saputo reggere le sfide imposte dal mercato ed è stata condannata alla minorità, e anzi in certi casi addirittura al fallimento. Viceversa, in altri contesti – come quello emiliano-romagnolo o più in generale l’alveo di Legacoop – la scelta di puntare sulla grande dimensione si è rivelata vincente e ha consentito un radicamento e un successo economico che altrimenti non sarebbero stati possibili.
Il rischio di uno svilimento delle istanze sociali e valoriali della cooperazione era naturalmente un dato di fatto. E Mazzoli mostrava di aver ben compreso questo rovescio della medaglia nel momento in cui scelse di investire in strutture che andassero a rafforzare l’identità del movimento e a rintuzzare l’orgoglio di essere cooperatori. Non a caso ebbe ruoli apicali nel Centro italiano di documentazione sulla cooperazione e l’economia sociale, nella Fondazione Cesar (oggi Fondazione Unipolis) e nel Club 87, che due anni prima della caduta del muro di Berlino si era posto l’obiettivo di avvicinare cooperatori «rossi», «bianchi» e di altro colore. A quasi trent’anni di distanza, la nascita dell’Alleanza delle cooperative italiane (Aci) può essere letta come un risultato le cui fondamenta sono state poste anche dalla generazione di Enea Mazzoli, che nel 1987, all’età di sessant’anni, aveva ben compreso come il mondo avrebbe presto rigettato i rigidi steccati ideologici.
In sintesi, il volume di Vera Zamagni ci offre una efficace ricostruzione diacronica di una vita e di una carriera che ha intersecato alcuni tra i più importanti momenti di storia della cooperazione Italiana. E a partire da questi tratti salienti, la lettura offre numerosi spunti di riflessione.

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