Cooperative: persone oltre che imprese. La recensione di Luca Piras al libro di Tito Menzani

18 gennaio 2016 pubblicato in La fondazione segnala

Pubblichiamo la recensione di Luca Piras all’ultimo libro di Tito Menzani.

TITO MENZANI, Cooperative: persone oltre che imprese. Risultati di ricerca e spunti di riflessione sul movimento cooperativo, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2015.

cooperative menzaniNel 2011 veniva pubblicato dalla Ediesse di Roma, L’Italia cooperativa. Centocinquant’anni di storia e di memoria, 1861-2011. L’autore Fabio Fabbri – ordinario di storia contemporanea all’Università di Roma Tre e tra i padri della storiografia italiana sul cooperativismo –, passando in rassegna i vari studi sul movimento, definiva Tito Menzani «uno dei migliori giovani studiosi» (p. 521). Nato a Bologna nel 1978, Menzani è attualmente docente a contratto di storia economica e storia dell’impresa nell’ateneo della sua città, e collaboratore a vario titolo con Istituiti, Fondazioni e Centri di ricerca.
In questo libro, condensa i risultati della sua attività di studio e approfondimento sul movimento cooperativo, ripercorrendo un filone di ricerca inaugurato nel 1999, quando iniziò a lavorare alla tesi di laurea. In sedici anni di cernite negli archivi, di letture bibliografiche, di interviste a testimoni, di convegni e seminari, ha scritto decine e decine di monografie, saggi e articoli dedicati alle imprese cooperative.
Tra i più importanti ci sono La cooperazione in Emilia-Romagna. Dalla Resistenza alla svolta degli anni settanta (Bologna, Il Mulino, 2007) e Il movimento cooperativo fra le due guerre. Il caso italiano nel contesto europeo (Roma, Carocci, 2009), ma anche il citatissimo saggio scritto con Vera Zamagni, Cooperative Networks in the Italian Economy, pubblicato su «Enterprise and society» (vol. 11, n. 1, 2010).
La produzione storiografica di Menzani – che peraltro non è limitata a questo topic, visto che si è occupato anche di industria meccanica, di bonifiche e addirittura di pallacanestro – ha contribuito a svecchiare la storiografia sul movimento cooperativo, spostando l’attenzione (e il taglio utilizzato) dall’ambito socio-politico a quello economico-imprenditoriale.
E soprattutto Menzani ha ampliato il perimetro nel quale erano spesso confinate le ricerche di questo genere, occupandosi di cooperative di servizi, di cooperative fasciste, di rapporti tra cooperative e sindacato, di cooperative spurie, e finendo per problematizzare di più e meglio l’oggetto d’indagine.
Il volume Cooperative: persone oltre che imprese sistematizza questa messe di studi e ci propone una lettura agile e fortemente interpretativa che aiuta a mettere a fuoco un tema non semplice. Chi pensa che si tratti di un libro di storia s’inganna, perché in realtà Menzani sfrutta abilmente l’approccio storico per parlarci soprattutto di attualità, e dunque di punti di forza e di criticità del modello cooperativo, e di sfide che attendono il movimento, fra rischi di demutualizzazione e nuove opportunità nel mercato e nella società.
Ecco perché il volume, promosso dalla Fondazione Ivano Barberini, è stato distribuito al congresso nazionale di Legacoop, oltre che in alcuni altri appuntamenti provinciali e regionali. Infatti, appare uno strumento di grande utilità per il dirigente attuale.
Ci si rallegra del fatto che lo spirito con cui è stato scritto non è quello di chiudere idealmente una stagione di studi, nel senso che Menzani non ha abbandonato il tema dell’impresa cooperativa per dedicarsi ad altro. E lo dimostra la recente uscita di un suo saggio, intitolato Genere e generazioni. Un’analisi storico-economica (1945-2015), nel libro curato da Enrico Mannari, La Coop di un altro genere. Lavoro, rappresentazioni, linguaggi e ruoli al femminile da “La Proletaria” a “Unicoop Tirreno” (1945-2000), Milano, Bruno Mondadori, 2015.
Mi sia concessa una piccola critica finale. Anziché i pur puntuali riferimenti bibliografici in chiusura del libro, Menzani avrebbe fatto meglio a utilizzare anche le note a piè di pagine, che invece ha scelto di evitare per timore che appesantissero il libro (p. 10). È vero che così la lettura è più invitante e il testo meno ingessato, ma certamente si penalizza lo studente acerbo di storiografia cooperativa che voglia approfondire i singoli punti tematici.
Poiché – come sottolinea Menzani stesso – il ricambio generazionale che caratterizzerà il movimento nei prossimi dieci o venti anni sarà determinante per capire le sorti delle cooperative italiane, questo libro non appare utile solo ai cooperatori di oggi, ma anche ai cosiddetti aspiranti, e cioè alle tante ragazze e ai tanti ragazzi che frequentano corsi di formazione e master per entrare un domani nel mondo della cooperazione.

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