La memoria del passato e la speranza del futuro: se ne è parlato il 25 aprile scorso all’International Journalism Festival di Perugia

4 giugno 2010 pubblicato in La fondazione segnala

Che cosa è la memoria? A che cosa serve? Quando può essere condivisa? Quanto e come è trasmissibile?
Sono stati questi gli interrogativi principali affrontati durante l’incontro tenuto nell’ultima giornata della IV Edizione dell’International Journalism Festival, che si è svolto a Perugia dal 21 al 25 aprile scorsi. Un evento moderato da Michele Serra, al quale hanno preso parte Eugenio Scalfari, Giuseppe Tornatore e Walter Veltroni.

In questo momento storico in cui spesso la memoria viene rimossa o manipolata a favore di un passato indistinto, dove ogni responsabilità viene offuscata, diventa fondamentale chiederci quale sia il vero rapporto tra memoria e futuro, e soprattutto quanto e come attraverso la narrazione del passato sia possibile far nascere, inventare un futuro che appare debole a livello di progetto sociale e individuale.

Nell’”era della contemporaneità”, ha sottolineato Scalfari, sembra venire meno la narrazione autentica della storia intesa come ricerca al futuro; la memoria viene quindi offuscata, trasformata. Si vive in un presente continuo, nell’individualismo più esasperato. “Da sempre il racconto del passato è stato trasmesso da una generazione a quella successiva”, solo quando ci si trova davanti ad una svolta di valore epocale “tale trasmissione viene bloccata”, per difficoltà oggettive, per precise strategie di potere. Oggi, stiamo vivendo un momento di profonda e radicale transizione: da un’”epoca della modernità” in cui si contestavano i valori della generazione precedente, ma dopo averli studiati ed assimilati, ad un’”epoca della contemporaneità” dove si vuol ripartire da zero, guardando ad un futuro staccato dalla memoria in cui al centro si trova l’interesse personale, o di piccoli gruppi.

Se prima si pensava al futuro come ad una speranza, adesso il futuro sembra assumere una connotazione negativa, un qualcosa di nebuloso, che ci minaccia, che subiamo, che ci impedisce di vivere il presente. E’ proprio un mutamento culturale nella percezione del futuro, affiancato da una generale assenza di motivazioni e di obiettivi, che sta facendo perdere ai cittadini la convinzione di avere un ruolo attivo nella società, che ha portato ad un progressivo cambiamento delle relazioni tra le persone. Ci troviamo quindi a vivere nell’era di Internet, della finanza mondiale, della globalizzazione, ma allo stesso tempo ognuno tende a chiudersi in un elemento identitario, in uno stato di insicurezza e paura. A tale proposito, Veltroni ha sottolineato come il compito della politica debba essere quello di “educare gli individui nella comunità”, trasformando il futuro in socialità; una politica che guarda al bene collettivo “che non può più essere fatta da un gruppo corporativo ma da una classe dirigente che vive con e tra la gente”. Una politica “lieve”, non più considerata come un mestiere, al contrario come una missione ed una passione civile che anima l’agire diffuso, di tutti.

Mirare ad una memoria non accumulativa ma creativa, criticamente narrativa, può contribuire a cambiare il paradigma, l’idea stessa di futuro, a mutare soprattutto la visione della politica, oggi diventata, secondo Tornatore, simbolo di “nefandezza”: “Credo che sia compito di chi comunica –ha concluso il regista cinematografico- raccontare ai giovani i valori del passato, aiutandoli ad ascoltare e soprattutto a recuperare una visione della politica come strumento giusto e positivo”.
Per chi fosse interessato la videoregistrazione dell’incontro è disponibile su http://ijf10.ilcannocchiale.tv/

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