Zavattini cooperatore

Anche un'artista eclettico come "Za" ha incrociato il suo percorso con la cooperazione

1 agosto 2016 pubblicato in La fondazione segnala

zavattini (1) Redattore e direttore di periodici illustrati, scrittore, poeta, pittore, sceneggiatore, regista e… cooperatore. Cesare Zavattini, nella sua lunga ed eclettica carriera artistica e culturale (dette un importante contributo alla ricerca storica: ricordiamo che “Za” fu tra i fondatori dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico – AAMOD) fu anche un animatore fervente di cooperative che cercavano di unire ed aiutare i lavoratori del settore culturale.

In questo articolo di Giorgio Boccolari si ripercorre la sua carriera nel settore dell’associazionismo cooperativo. Un esempio illustre anche per i nostri tempi  per chi, come noi, lavora nel vituperato settore culturale.

Associazionismo e cooperazione culturale

Da sempre interessato ai temi dell’animazione e dell’associazionismo culturale, già dal 1935 Zavattini lavora ad un progetto, che tuttavia non si realizzerà, degli “Umoristi associati”, un disegno che anticipa idealmente quello degli “Autori associati”, una “società” di scrittori e di sceneggiatori che nasce su sua iniziativa nel 1940 con l’obiettivo di elevare il livello qualitativo del cinema italiano. Pur avendo avuto vita brevissima essa ha annoverato tra i suoi componenti, oltre a ‘Za’, Pannunzio, Pavolini, Longanesi, Alvaro, Tellini, Landi, Perilli, Gherardi e Zeglio. Intanto, nel ’43, prima ancora della Liberazione di Roma, con l’obiettivo comune dichiarato dai cineasti volto a migliorare il nuovo ‘media’ cinematografico, l’associazionismo si fa strada. Aumentano di gran lunga i consensi a questo movimento culturale e Zavattini che n’è uno dei suoi più convinti portabandiera alla fine del 1944, si ritrova ad essere il leader indiscusso della nuova associazione degli autori AACI (“Associazione autori cinematografici”). Si tratta della prima vera e larga intesa fra cineasti dopo la liberazione di Roma. Ma sebbene le intese siano larghe, vasta è anche l’ansia del rinnovamento da parte di soggetti (registi, autori cinematografici, scrittori, ecc.) che non sempre hanno vedute e interessi comuni. Così anche l’AACI ha vita breve. D’altronde il clima sociale e politico dopo la caduta del fascismo è da “nuovo inizio”. L’associazionismo rappresenta per molti e segnatamente per Za una reazione alla gestione cinematografica, autoritaria e culturalmente vuota vigente durante il regime fascista. Oltre alla democratizzazione della cultura cinematografica, per l’artista emiliano l’associazionismo deve estendersi più in generale all’organizzazione della cultura ed impegnarsi anche sul piano della lotta politica e persino dei progetti creativi. (Cosulich)
Così se nell’agosto del ’45 Zavattini è uno dei sei promotori con Biancoli, De Sica, Visconti, Camerini e Ferrara, di una società a responsabilità limitata, che però resta sulla carta, denominata “Registi Associati”. Sempre nel 1945 Zavattini inizia ad occuparsi del “Circolo romano del cinema” (CRC). Esso verrà trasformato in quel “Circolo italiano del cinema” (CIC) che ancora Zavattini presiederà a partire dal 1956.
Nel 1947 nasce anche la “Federazione italiana dei circoli del cinema” (FICC) della quale già nel 1953 Za viene eletto presidente. E ancora, dopo lo scioglimento dell’ACCI, nel 1952 lo stesso scrittore luzzarese è tra i fondatori dell’ANAC (“Associazione nazionale autori cinematografici”) che presiede per alcuni anni dal 1965. Oltre al gran lavoro a favore dell’associazionismo val la pena di accennare ai suoi progetti collettivi. Si pensi ad esempio al Documento mensile con Marco Ferreri e Riccardo Ghione del 1950-‘51, ai film Amore in città e Siamo donne, entrambe del ’53, Le italiane e l’amore del ’61, I misteri di Roma del 1963 e iCinegiornali liberi (1963; 1968-’71).
C’è poi il salto dall’associazionismo alla cooperazione vera e propria. Zavattini è tra i fondatori negli anni ‘70 e presidente della” Federazione nazionale delle cooperativecesare_zavattini culturali”, aderente alla” Lega nazionale delle cooperative e mutue” (vice presidente sarà Mario Monicelli). In questo settore Zavattini avvia una stagione di promozione e inclusione sociale di persone e territori che ha il suo culmine nel grande successo della forma cooperativa come strumento di produzione culturale, soprattutto nel campo teatrale. Tra i progetti elaborati in questo ambito vale la pena di citare almeno quello delle Cento parole che fanno e disfanno il mondo, che Zavattini propone alla “Cooperativa scrittori” e che avrebbe dovuto costituire uno dei libri della cosiddetta Biblioteca dell’italiano e l’altro del Vocabolarietto dell’italiano che uscirà nell’Almanacco letterario Bompiani 1959, formato da cento parole correnti e compilato da altrettanti scrittori, per liberarle “da tutte le incrostazioni che il conformismo e la pigrizia vi hanno depositato”. L’archivio zavattiniano custodisce numerosi documenti relativi alla “Cooperazione culturale”. Tra questi sono degni di nota quelli relativi all’iniziativa “Un paese vuole conoscersi” che Za organizza nel 1975 coinvolgendo la cittadinanza di Sant’Alberto di Romagna (Ravenna) in una ricerca collettiva sulle proprie origini che ha visto la partecipazione attiva delle cooperative locali. In quell’occasione, Za ha tenuto anche la sua prima mostra antologica di pittura.

Scheda a cura di Giorgio Boccolari

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