L’International Co-operative Alliance (Ica)

19 marzo 2015 pubblicato in Magazine

L’International Co-operative Alliance è l’organizzazione di rappresentanza del più grande movimento a livello mondiale, e cioè quello di carattere cooperativo. Nata nel 1895, quest’anno festeggia i 120 anni di attività, e tra le prime iniziative messe in campo per celebrarne la ricorrenza si è avuto un convegno internazionale. Nella prestigiosa Aula del Giubileo, in una delle sedi romane della Libera Università Maria Santissima Assunta (Lumsa), il 24 e il 25 febbraio si sono tenuti i lavori di due giornate di studio intitolate Alle origini dell’Alleanza cooperativa: i gruppi dirigenti europei e l’International Co-operative Alliance (1895-1913). I promotori erano il network Encounters of European Elites in the 19th Centuty, la Società italiana per la storia del lavoro (Sislav), e l’Alleanza delle cooperative italiane (Aci), che funge da coordinamento tra Legacoop, Confcooperative e Agci.

New_ICA_logoDopo il saluto introduttivo di Francesco Bonini, magnifico rettore della Lumsa, sono iniziati i lavori sotto la presidenza di Thomas Kroll. I primi interventi sono stati di Mauro Lusetti, presidente di Legacoop, di Maria Grazia Meriggi, in qualità di presidente del gruppo di lavoro su cooperazione e sindacalismo della Sislav, e di Andrea Ciampani, in qualità di coordinatore del suaccennato gruppo di ricerca sulle elites. Tutti e tre hanno illustrato le ragioni che hanno portato all’organizzazione del convegno, e cioè la volontà di ragionare su un’organizzazione complessa quale è il movimento cooperativo internazionale otto-novecentesco, che si poneva come un crocevia di culture differenti – socialiste, mazziniane, cattolico-sociali, liberal-democratiche –, e che quindi ha oscillato fra movimento operaio, self-help medioborghese e filantropia aristocratica. In particolare, è emersa con forza l’idea dell’Ica come network internazionale che ha fatto sintesi rispetto ad esperienze differenti.

È stata poi data la parola a Pauline Green, presidente dell’Ica, che si è incaricata di fare un excursus storico del movimento cooperativo, con particolare enfasi sulle sue conquiste e sul superamento delle varie crisi. In tal senso, ha giudicato paradigmatico il caso delle cooperative di consumo, in grado di ripensare progressivamente il proprio ruolo nella società, di imboccare percorsi virtuosi, come nel caso italiano, ma anche strade senza uscita che ne hanno decretato la scomparsa, come in vari paesi mitteleuropei. Pauline Green ha ricordato che anche l’Ica ha attraversato periodi di seria difficoltà, dai quali è poi sempre uscita, di recente anche grazie alla presidenza del compianto Ivano Barberini, il quale seppe rilanciare l’Ica nella funzione di osservatorio e di incubatore culturale. Infine, Pauline Green ha dichiarato che accanto a valori storici come quelli della partecipazione democratica, della promozione sociale e dell’impresa dal basso, le nuove parole d’ordine dell’Ica sono anche lavoro etico e sostenibilità del pianeta.

Si è poi entrati nel vivo del convegno, con la relazione di Fabio Fabbri (Università di Roma Tre), intitolata Dai principi di Rochdale all’Alleanza cooperativa internazionale: un profilo storiografico. Fabbri, noto studioso di storia della cooperazione, ha analizzato a fondo la fase pre-rochdaliana, con particolare riferimento a Robert Owen, per poi contestualizzare l’esperienza dei Probi Pionieri nell’ambito della tradizione associativa anglosassone. È poi stata la volta di quattro interventi centrati sui congressi dell’International co-operative alliance: Paolo Acanfora (Iulm Milano) ci ha raccontato quelli di Londra (1895), di Manchester (1902) e di Glasgow (1913), Generoso Rosati quelli di Delft (1897) e di Amburgo (1910), Alessandro Vagnini (La Sapienza) quello di Budapest (1904), e Andrea Ciampani – che aveva coordinato tutto questo lavoro – quello di Cremona (1907). Una quinta relazione in scaletta, relativa ai congressi di Parigi, è saltata dal programma perché la studiosa Silvana Casmirri (Università di Cassino) era assente per motivi di salute.

I vari relatori hanno messo in evidenza gli aspetti organizzativi e i dibattiti ideologici relativi a questi congressi, sottolineando alcuni aspetti comuni, tra i quali spiccano i numerosissimi riferimenti alla pace tra i popoli, in una fase storica che viceversa avrebbe condotto di lì a poco alla Grande Guerra.

La seconda giornata di lavori è stata altrettanto interessante. Presieduta da Maria Grazia Meriggi e da Stefano Musso, è stata contraddistinta da una serie di relazioni su temi specifici della cooperazione otto-novecentesca, secondo il seguente programma: Michel Dreyfus (Université Paris I), L’Ica e la Seconda Internazionale; Jorge Torre Santos (Università di Modena e Reggio Emilia), Alle origini di una “diversità”: cooperazione, mutualismo e sindacalismo in Spagna; Peter Heyrman (Università di Lovanio), Le resistenze al movimento cooperativo in Belgio; Niccolò Mignemi (École française di Roma), La sfida dell’organizzazione nelle campagne: le cooperative e l’Istituto Internazionale di Agricoltura; Pietro Cafaro (Università Cattolica di Milano), Luzzatti, il credito e gli ambienti internazionali della cooperazione; Gianni Silei (Università di Siena), Mutualismo e cooperazione in Italia: influenze e suggestioni internazionali nelle pagine della “Cooperazione Italiana”; Fiorella Imprenti (Università di Milano), Cooperazione e femminismo in Italia: i riferimenti internazionali; Tito Menzani (Università di Bologna), Antonio Graziadei e l’impresa cooperativa: una visione marxista eterodossa; Giovanna Tosatti (Università della Tuscia), Tra tecnica e politica: l’esperienza di Vincenzo Magaldi.

Si è quindi avuta una mappatura di diverse esperienze, accomunate dalla radice cooperativistica, ma declinate in contesti differenti, che comprensibilmente hanno assunto significati e importanze diverse. È stato il preludio alla tavola rotonda finale, moderata da Maurizio Gardini presidente di Confcooperative, e partecipata dal già citato Pietro Cafaro, da Patrizia Battilani (Università di Bologna), da Giovanni Ferri (Lumsa), e dal Ministro del lavoro Giuliano Poletti. Quest’ultimo ha voluto sottolineare con vigore i legami tra ricerca scientifica, impegno culturale e sviluppo imprenditoriale, indicando le cooperative come un esempio virtuoso in tal senso. Il dibattito è stato molto interessante e ha riguardato le sfide che la cooperazione dovrà affrontare nel XXI secolo per rinnovarsi senza rinnegare le proprie origini e la propria natura. Le conclusioni sono state di Rosario Altieri, presidente di Agci e dell’Alleanza delle cooperative italiane.

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