Omaggio ai Probi Pionieri

10 dicembre 2014 pubblicato in Magazine

Correva l’anno 1844, e nel cuore industriale dell’Inghilterra, più precisamente a Rochdale (Lancashire), 28 lavoratori del settore tessile crearono quella che è considerata la prima cooperativa al mondo. O meglio, la prima cooperativa ad avere grande successo e ad innescare un vastissimo processo imitativo; infatti, anche in precedenza vi erano state numerose esperienze associative o imprenditoriali di carattere cooperativistico, ma tutte si erano concluse in maniera fallimentare.

Il 21 novembre 2014, e cioè a 170 anni da quelle vicende, Legacoop Liguria ha voluto ricordare tutto ciò in un piccolo convegno intitolato “Uomini di Rochdale. Storia e futuro dell’idea cooperativa”, che ha preceduto il congresso regionale. Organizzato dall’Associazione per lo studio della mutualità e dell’economia sociale (Ames), che di fatto è un centro scientifico-culturale nell’orbita di Legacoop, il convegno si è tenuto a Palazzo Ducale, e ha visto la partecipazione di illustri ospiti e la proiezione del mediometraggio The Rochdale Pioneers, in versione originale sottotitolata.

Anzi, si può dire che quest’ultimo fosse il perno del convegno, dato che tutte le relazioni vi hanno fatto direttamente o indirettamente cenno. Realizzato nel 2012, anno internazionale della cooperazione, questo film racconta in maniera emozionante e per nulla didascalica i fatti che portarono alla costituzione della Rochdale equitable pioneers society, ovvero la Società dei probi pionieri di Rochdale. Nata per operare nel commercio di generi alimentari di prima necessità, il 21 dicembre 1844 aprì ufficialmente i battenti del suo unico punto vendita, situato al n. 31 di Toad Lane. Si trattava di un modesto locale arredato in maniera spartana che inizialmente vendeva solo burro, zucchero, farina e candele.

I soci avevano versato una sterlina a testa, a formare un piccolo capitale di 28 sterline che era servito per avviare l’attività. Nei propositi dei fondatori, il negozio avrebbe dovuto fare concorrenza agli spacci gestiti dai negozianti privati che si erano accordati per tenere alti i prezzi. Inoltre molti di loro cercavano di incrementare i profitti adulterando le merci vendute, ad esempio allungando la farina con polvere di roccia caolina. Questi comportamenti non solo erano delle truffe a danno del consumatore, ma spesso provocavano veri e propri danni alla salute.

Di qui l’idea dei 28 Probi Pionieri di associarsi per aprire un proprio emporio, all’insegna della qualità dei prodotti commercializzati e della convenienza in fatto di prezzi. La chiave del loro successo imprenditoriale fu proprio il rifiuto del modello tradizionale – e cioè la bottega gestita in maniera capitalistica, per ricavare un profitto – e l’adozione di nuove regole organizzative che presero il nome di Rochdale principles.

E proprio di questi principi si è discusso nelle relazioni che hanno preceduto e seguito la proiezione del film; ma il tema è stato anche richiamato nei saluti istituzionali di apertura del convegno, in particolare negli interventi di Silvano Bozzo, presidente di Ames, e di Marco Doria, sindaco di Genova ma prima ancora docente di storia economica.

Le relazioni sono state sei, tutte molto interessanti e centrate su aspetti specifici collegati allo snodo storiografico rochdaliano. Fabio Fabbri, ordinario di storia contemporanea all’Università di Roma Tre ha concentrato la propria attenzione sul modello messo in atto dai Probi Pionieri, con un intervento intitolato I principi cooperativi da Rochdale all’Alleanza cooperativa internazionale. La relazione successiva (Democrazia economica, efficienza e impresa cooperativa) è stata di Marco Mazzoli, professore associato di economia dell’Università di Genova, che ha dedicato una parte del suo discorso ad attaccare i fondamenti culturali del neoliberismo.

Poi è stata la volta di Stephen Yeo del Co-operarive Heritage Trust, che ha tenuto un intervento particolarmente vivace e partecipato, intitolato Rochdale: Pioneers for 2014 as well as 1844. Back to the future!, che ha condotto poi alla visione del film. Dopo la proiezione ha parlato Tito Menzani, docente a contratto di storia economica e storia dell’impresa all’Università di Bologna, che ha posato lo sguardo sulle radici della cooperazione nel nostro paese, con la relazione I cooperatori italiani fra istanze originali e modello rochdaliano (1854-1914).

Gli ultimi due interventi sono stati di Patrizia Battilani, professore associato di storia economica all’Università di Bologna (La cooperazione e la costruzione della società dei consumi europea) e di Francesco Berardini, di Legacoop Liguria (Men of Rochdale are you satified?), e hanno insistito sulle dinamiche del settore commerciale, in prospettiva diacronica e in riferimento all’attualità. Le conclusioni sono state tratte da Mauro Lusetti, presidente nazionale di Legacoop. Sebastiano Tringali, direttore scientifico di Ames, ha moderato i lavori.

Nel complesso, il convegno è stato un momento di riflessione importante, non solo in chiave storiografica. La capacità di tenere insieme ieri e oggi per immaginare il domani è una delle modalità che le imprese – e fra queste le cooperative – utilizzano per rafforzare la propria identità e chiarire il percorso sul quale stanno procedendo. Anche per questo è auspicabile che attorno al bel mediometraggio della coppia di registi Adam Lee Hamilton e John Montegrande si costruiscano altri eventi di questo genere, visto che la visione del film interesserebbe certamente anche ai cooperatori lombardi, emiliano-romagnoli, toscani, e di altre regioni che ben interpretano le moderne istanze del movimento.

 

 

 

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