25 dicembre 1945

18 dicembre 2018 pubblicato in Storie dall'Archivio

Com’era il Natale tra le macerie della Seconda Guerra Mondiale, e come lo festeggiava una piccola cooperativa nata tra le rovine di quella guerra, in una città piegata dai bombardamenti, dove disoccupazione e fame dilagavano? Durante le nostre ricerche e ascoltando la voce di ex dipendenti e soci ci siamo imbattuti spesso in commessi e dirigenti travestiti da Babbo Natale per consegnare regali ai figli dei soci, oppure collette dei dipendenti per donazioni ai più sfortunati, alberi di Natale e altri addobbi allestiti negli spacci. Da molto tempo la Cooperativa organizza, in occasione  del Natale, feste, iniziative ricreative e di solidarietà, rinfreschi, offerte per la spesa, vendite “speciali”… Ma ci è venuta la curiosità di andare ad indagare come fu quel primo Natale, con la guerra ormai finita, ma le macerie, la fame, ancora ben presenti tra la popolazione.

macerie-industriali-dello-stabilimento-la-magona-ditalia-1945-1946La città-fabbrica, Piombino, era stata duramente colpita dal passaggio della guerra. I bombardamenti avevano distrutto le fabbriche e le vie di comunicazione. Un paesaggio lunare, un deserto pieno di macerie, di edifici distrutti, di lamiere contorte, accoglieva il piombinese di ritorno a casa dopo lo sfollamento, nel giugno del 1944. Un panorama reso forse più crudele dal sole e dal cielo estivo sopra le tracce della guerra. Come abbiamo raccontato più volte, i cittadini cercarono sin da subito, in un clima di collaborazione, di rimettersi in piedi: operai, dirigenti delle fabbriche, esponenti del CLN, ex partigiani, semplici cittadini lavorarono per far ripartire il comparto siderurgico (da e per molto tempo vero motore della città) dove erano impiegati molti piombinesi. Insieme alla riattivazione dello spaccio aziendale dell’ILVA nacque la cooperativa La Proletaria, il 26 febbriaio 1945.

 Durante quei primi mesi di esistenza La Proletaria si era messa al lavoro alacremente, consolidando i propri rapporti con le direzioni delle fabbriche, con la base sociale, con i fornitori locali, con le cooperative della zona, con le istituzioni del territorio e il movimento cooperativo. La Cooperativa era quindi impegnata nella sua formazione, rafforzamento ed espansione nel territorio. In città i cittadini si erano messi all’opera per la ricostruzione delle fabbriche: la prima colata delle acciaierie si registrò il 2 gennaio 1946: potremmo quindi dire che il Natale 1945 rappresentava quindi una sorta di confine tra la distruzione portata dalla Guerra e la ripresa postbellica.

Bambini che giocano all'interno dello spaccio del Cotone intorno all'albero di Natale, Piombino, dicembre 1951Cosa fece per i suoi soci la Proletaria in quel suo primo Natale? I segni della guerra erano ancora ben vivi: in una riunione del 17 dicembre 1945, l’ultima prima della Festa, il CdA dava notizia di una richiesta dell’Associazione Partigiani che chiedeva in prestito alla cooperativa il suo camioncino per il trasporto di un partigiano morto (il camioncino in quei giorni era però guasto). Durante quella stessa riunione si discuteva anche dei rapporti con altre cooperative del territorio e con l’associazione Provinciale della Cooperative e dei rapporti con i fornitori. In quei giorni il deposito era – insolitamente in un periodo di penuria come quello – pieno, tanto da richiedere ai consiglieri stessi di fare turni di guardia notturna. Ma cos’era che riempiva il magazzino? La Proletaria aveva ricevuto del vino da una cooperativa di Portoferraio, ma non lo aveva ancora ritirato, probabilmente a causa del guasto al camioncino. Quel che è certo è che la Cooperativa si era ritrovata con un quantitavo “rilevante” di lardo: non ci sono accenni al Natale, ma il Consiglio, dopo una discussione, decise di donare una razione di questo cibo caloroso e prelibato ai soci, in quel primo, freddo, inverno postbellico.

pacchi-befana-ai-figli-dei-soci-cooperativa-ferrovieri-livorno-1955-1Possiamo quindi immaginare la gioia dei primi soci che, dopo anni di privazioni poterono quindi tornare a mangiare un cibo molto popolare in quel territorio: sicuramente quel dono, quella razione che – probabilmente – non fu certo sostanziosa, rappresentava un primo, piccolo ma importante, passo per tornare alla normalità, per chiudere definitivamente con le tragedie belliche. Del resto era proprio quello uno degli obiettivi che sembrava animare La Proletaria alla sua formazione: uomini e donne che si univano per superare le difficoltà dell’uscita dalla guerra, per riprendere in mano la propria vita e il proprio futuro.

L’Archvio Storico  di Unicoop Tirreno vi augura buone feste!

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