26 febbraio 1945: nasce la Proletaria

25 febbraio 2013 pubblicato in Storie dall'Archivio

La città che un piombinese vide tornando in quel giugno del 1944 nella casa che aveva abbandonato qualche mese prima per sfuggire ai bombardamenti, era spaventosa: deserta, disabitata, le strade ingombre di macerie, gli edifici distrutti, le fabbriche dove i suoi concittadini avevano lavorato per sé e per le loro famiglie ridotte a un groviglio di ferraglia.

Il 25 giugno del 1944 Piombino venne liberata. La guerra sarebbe continuata ancora a lungo sul territorio nazionale e in Europa, ancora più di un anno.

Piombino era stata sfollata dagli occupanti nazifascisti e la città in cui si svolsero gli ultimi combattimenti era una città deserta. Essendo una città portuale e un centro siderurgico importante, nei mesi precedenti alla sua liberazione era stata bombardata continuamente: per questo Piombino era ridotta nelle condizioni che provavo a immaginarmi all’inizio. Le industrie dell’ILVA e della Magona erano state gravemente danneggiate e non avrebbero potuto funzionare: per una città industriale – anzi un città-fabbrica! – la distruzione delle sue acciaierie era una sciagura. Oltre alla fame e alla distruzione, i problemi principali furono la disoccupazione e il mercato nero.

Per questo il CLN, i partiti politici antifascisti, i padroni delle acciaierie, gli operai e i cittadini lavorarono insieme per la ricostruzione delle fabbriche. La prima colata delle acciaierie è datata 2 gennaio 1946.

Ma quasi un anno prima era successa un’altra cosa importante, proprio all’ILVA che stava lentamente riprendendosi dalle sciagure della guerra.

Il 26 febbraio del 1945, nacque ufficialmente la “Società Cooperativa Popolare di Consumo La Proletaria”. L’atto di nascita fu stipulato davanti al notaio Luigi Giannone di Piombino e firmato da trenta soci: il numero di questi salì in un mese fino a 3000; la nascita e il successo della Proletaria si inseriva nel clima di collaborazione tra le varie anime della città che erano impegnate nella ricostruzione.

Sul bancone del primo spaccio della Proletaria si potevano trovare solo castagne e farina di castagne[ref]Silvia Del Zoppo Sclavi, Diventiamo socie delle cooperative, in “La cooperatrice piombinese” 8 marzo 1954, cit. in Ivan Tognarini, La Proletaria. Una cooperativa di lavoratori dalle origini al grande balzo (1945-197), Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1997, p. 35[/ref] e pochissimi altri generi di prima necessità, procurati a prezzo di grandissime difficoltà, senza automezzi e attrezzature, in mezzo al caos del dopoguerra. Il primo spaccio aprì in quello che prima della guerra fu lo spaccio aziendale dell’ILVA: la direzione lo cedette alla cooperativa, fornì il primo camion, regalò una parte dell’attrezzatura e in poco tempo formalizzò i rapporti con la Proletaria.

Attorno a quel povero bancone si addensavano molte cose: la cooperazione tra operai e padroni, l’euforia per la fine della guerra e del regime, la voglia di riprendere in mano la propria vita, di soddisfare finalmente da soli i propri bisogni[ref]Tognarini scriveva “la gestione in proprio da parte di cittadini e lavoratori, liberamente associati in cooperativa, dei meccanismi che regolavano il soddisfacimento dei bisogni essenziali quali l’approvvigionamento alimentare e di generi di prima necessità, divenne un dato quasi genetico del patrimonio culturale, della mentalità e della tradizione dei piombinesi.” Ivan Tognarini, La Proletaria, cit., p. 32[/ref].

Nello Statuto della Proletaria, conservato oggi all’Archivio Storico si possono leggere gli obiettivi della Proletaria, una cooperativa “retta con i principi e con le discipline della mutualità”. La neonata impresa s’impegnava a “1) acquistare all’ingrosso e ripartire tra i soci e le loro famiglie generi alimentari ed altri generi d’uso domestico delle migliori qualità e alle più convenienti condizioni […]; istituire spacci cooperativi […]; gestire eventualmente mense a favore dei soci e delle loro famiglie; stabilire rapporti con cooperative di produzione, di trasformazione di generi di consumo, agrarie e di pesca […]; assumere eventualmente la gestione di laboratori per la lavorazione di prodotti occorrenti per l’Ente. 2) Promuovere il miglioramento morale, tecnico e materiale dei soci per mezzo della cooperazione. 3) provvedere alla difesa economico-sociale dei propri soci […] 4) Prestare ogni assistenza sia morale che finanziaria ai soci in caso di malattia o di sventura” [ref]ASUT, Sezione Terza , Cooperativa Popolare di Consumo La Proletaria – Piombino, Atti costitutivi e statuti, 1, 1945 – 1965, Statuto Sociale[/ref]. C’erano insomma, in questi quattro punti, gli obiettivi che la Proletaria ha cercato di conservare e perseguito per quasi settant’anni di storia.

Da allora, da quel 26 febbraio cominciò quella storia, la storia che stiamo ancora oggi raccontando.

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