35 anni fa, una sorpresa cooperativa per Avenza

11 settembre 2019 pubblicato in Storie dall'Archivio

in palio la Fiat UNO

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Un grosso pacco regalo, con la sua mole sopravanza di molto l’altezza di due uomini messi uno sulle spalle dell’altro, posizionato in un parecheggio occupa più di due posti auto; righe rosse e nere, un enorme nastro rosso a chiuderlo, con un allegro fiocco sulla sommità, forse mollemente mosso da na brezza settembrina. Dentro il pacco c’era una sorpresa per un socio fortunato, estratto durante la festa. Un’immagine, quella di una grossa sorpresa per soci nel parcheggio del nuovo negozio di Avenza, che ci fa subito entrare nello spirito di quel lontano 1° settembre 1984, quella sorpresa che i cittadini di Avenza avrebbero avuto con il nuovo punto vendita de La Proletaria. Ma andiamo per ordine.

Correvano gli anni Settanta. Durante questo decennio La Proletaria dovette affrontare molte vicende, di cui abbiamo già parlato (l’incendio, Roma, fusione con La Fratellanza di Rosignano, crisi economica ecc).eppure sono anche anni in cui la Cooperativa si espanse: nel decennio successivo per La Proletaria si presentò un vero e proprio momento di passaggio che la portò negli anni Novanta a cambiare nome e “identità”. E’ proprio di questi anni un deciso rinnovamento dei punti vendita: dall’inizio degli anni Ottanta la Cooperativa spinse verso la chiusura dei priccoli spacci e la creazione di negozi di grandi dimensioni. Direttive che La Proletaria stava già elaborando, ma che era anche l’indirizzo che l’ANCC stava dando a tutta la cooperaziome di consumo nazionale.

In questo periodo il profilo di negozio più consono al rinnovamento de La Proletaria e alle esigenze di soci e clienti fu quello del centro commerciale integrato: si trattava in effetti di soluzioni che avevano grandi dimensioni, maggiore offerta alimentare e non, parcheggi, servizi, e tutta una serie di esercizi interni ed esterni al centro commerciale ma gestiti da privati.

6-10222-pietrasanta-porta-a-lucca-anni-20-30Negli anni Settanta La Proletaria doveva espandersi verso Livorno, Grosseto e sulla fascia costiera fino al Lazio e a Roma.Questa direttiva di espansione de La Proletaria si inseriva nella riorganizzazione del movimento cooperativo: in questo contesto la Unicoop di Empoli avrebbe dovuto espandersi in Versilia e nella Provincia di Massa Carrara. Questa zone, nonostante una storia di cooperazione molto solida, erano considerate “totalmente scoperte”, come ricordava il consiglio di amministrazione de La Proletaria in una riunione del 13 marzo 1970.

Come ricordava anche Tognarini, dieci anni dopo fu La Proletaria a prendersi carico di queste zone: in effetti, secondo lo storico era più logico che fosse la Cooperativa piombinese, visto il suo sviluppo sulla costa, a prendersi carico di queste zone, piuttosto che quella di Empoli. Tuttavia, a causa della carenza di documentazione è vedute-della-coop-di-avenza-ca-1993-6piuttosto arduo capire i veri motivi che spinsero la Proletaria a rivedere i suoi piani.

Nel 1980 La Proletaria aveva acquistato sul territorio di Carrara alcuni piccoli negozi. Nel 1983 ci fu la possibilità di costruire un punto vendita di grandi diensioni – chiudendo quindi quelli piccoli. Si trattava di costruire una struttura su 2 piani di 6000 metri quadrati con annesso un supermercato di 2600 metri quadrati. Il negozio si sarebbe inserito, secondo il segretario Provinciale del PRI Alberto Pincione, in un “tessuto urbanistico e tutt’ora in formazione” e poteva essere anche una risposta concreta alla crisi economica allora in atto.

La struttura fu inaugurata il 1° settembre del 1984. Nelle parole dei dirigenti della Cooperativa, questa era una delle più belle e funzionali strutture di vendita dell’intera rete e addirittura “dell’intera cooperazione di consumo in Italia”. Al momento dell’apertura nel territorio  di Avenza c’erano già circa 3300 soci. Non era un dato così scontato: quando nel 1980 si presentò sul territorio, per poter esercitare la sua attività, aveva dovuto rilevare alcune attività inadeguate ad una moderna impresa. Inoltre, la preoccupazione all’apertura del Centro Commerciale di Avenza era che il passaggio dai piccoli negozi al grande Supermercato fosse un po’ “traumatico” per gli abitanti della zona e potesse creare qualche disagio (maggiore distanza da alcune zone, struttura totalmente diversa dai piccoli spaci a cui erano abituati). Paure ingiustificate, perchè l’apertura del centro commerciale integrato di Avenza portò quasi a triplicare i profitti della Cooperativa nella Provincia: per l’anno successivo all’apertura si registrarono ben 14 miliardi rispetto ai 5 dell’anno precedente.

Ad ogni modo la Cooperativa era arrivata in questo territorio con un obiettivo ben preciso: inserirsi nel tessuto democratico ed economico del luogo, sia attarverso il negozio dai prezzi “cooperativi” che anche grazie all’apporto della sezione soci.

Riguardo al carattere e alla base sociale della Cooperativa, l’allora sindaco di Carrara Alessandro Costa, sottolineava il ruolo di “punto di raccordo e di  sviluppo della potenzialità insite nella storia di questo Comune e di questa Provincia, incrementando, o contribuendo a incrementare , sulla base delle tradizioni politiche, sociali e civili, il tessuto associativo già presente” in quel territorio. La qualità di “impresa sociale” era sottolineata anche dalla presidente della sezione soci Gabriella Fratini, di impresa cioè che si prendeva carico dei problemi dei consumatori e lavorava attivamente e concretamente per risolverli.

Il segretario della federazione PSI Franco Bertolini e il segretario della Federazione PCI di Massa Carrara Luciano Pucciarelli erano d’accordo nel vedere l’arrivo della Proletaria come un modo per accrescere nel territorio un indirizzo di calmierazione dei prezzi già intrapreso dai commercianti del luogo; il segretario PCI sottolineava anche il fatto che il territorio era improntato soprattutto all’individualismo e che una struttura votata all’aggregazione come una grande cooperativa non poteva che accelerare tendenze che comunque in quel territorio erano presenti (o forse, anche recuperare l’antica tradizione di cooperativismo). Del resto, come sosteneva Andrea Barattini, presidente Comitato Zona Arci Carrara Fosdinovo, “anche i fatti più semplici della vita, come l’acquisto di generi alimentari ed il trascorrere il tempo libero, rivestono nella nostra società un grande interesse politico”.

La struttura di Avenza aveva anche uno dei più grandi e moderni – per l’epoca – reparti non alimentari de La Proletaria con un ampio assortimento merceologico. Questo significava realizzare ciò che era venuto fuori dal VII congresso ANCC: innovazione e varietà nelle merci. Gianni Perfetti, Responsabile CGIL della zona, sottolineava il fatto che il territorio stava vivedo un momento di crisi economica e occupazionale in cui il settore commerciale era “polverizzato” e quello industriale stentava ad adeguarsi al progresso tecnologico. Per questo la Proletaria poteva essere un centro d’aggregazione socio economico ed un vettore di progresso e di innovazione.

Ad ogni modo, siamo tornati a quel 1° settembre 1984, quando la nuova strttura fu inaugurata, con la sorpresa nel piazzale (dentro c’era un’auto destinata al vincitore di un’estrazione). La presenza de La Proletaria arrivava quindi in un contesto che da un lato chiedeva un deciso miglioramento economico e un’innovazione tecnica e commerciale, dall’altro c’era un terreno sociale pronto ad accogliere la Cooperativa, una base sociale ansiosa di aggregazione, unità, valori comuni.

A loro era destinato quel pacco dono davanti al negozio il giorno dell’apertura.

 

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