Boccheggiano, 1908

22 novembre 2017 pubblicato in Storie dall'Archivio

Può venire da porsi, al visitatore che per la prima volta senta parlare del nostro Archivio o che si trovi a curiosare tra l’enome quantità di carta ingiallita e le aste e gli svolazzi vergati a mano dei verbali novecenteschi, una domanda piuttosto ovvia: “qual è il documento più antico presente in Archivio?“.

A questa domanda, per la verità per nulla oziosa o banale, del nostro ipotetico visitatore tenteremo di dare una risposta.

L’Archivio Storico conserva documenti che coprono più di mezzo secolo, per lo più dal 1945 fino ad oltre il 2000. Tuttavia, spulciando tra le carte, si possono trovare documenti che ci arrivano da epoche più lontane.

Ci sono la Cooperativa Popolare di Consumo di Gavorrano (1937-1951), la Cooperativa di Consumo di Nibbiaia (1928-1967), la Cooperativa di consumo di Riotorto (1920-1949), create prima della guerra; ma i documenti più antichi sono senza dubbio l’atto costitutivo di una cooperativa del 1910 di Savolano e i documenti relativi alla Società Cooperativa di Consumo di Boccheggiano, fondata nel 1908.

Tralasciimg_20171107_154348amo per il momento la Cooperativa di Consumo di Savolano (una cooperativa a maggioranza operaia nata nella località di Savolano nel “Villaggio di Montenero”): avremo modo in futuro di approfondire la storia della cooperazione nella città di Livorno.

Osserviamo quindi più da vicino il documento più antico conservato in Archivio, l’atto costitutivo della cooperativa di Consumo di Boccheggiano, 27 settembre 1908, “Regnando sua maestà Vittorio Emanuele terzo per grazia di Dio e volontà della Nazione RE D’ITALIA”, come recitava il trafiletto presente su questo tipo di documenti in quegli anni. L’atto costitutivo di questa cooperativa fu firmato davanti al notaio avv. Dario Bandini di Massa, in un locale al pianterreno di Vicolo del Sole, al numero 1; testimoni della firma erano l’operaio di miniera Lorenzo Braccini e l’impiegato civile Sinibaldo Gaggioli.

Erano presenti 32 soci, essenzialmente appartenenti a due particolari contesti sociali. Da una parte si registravano ben 18 operai di miniera e  dall’altra vi erano 14 possidenti; tutti firmarono l’atto, tranne sei persone che si dichiaravano “illetterati e quindi di non saper scrivere e firmare fino al presente”.

A questo punto dobbiamo inquadrare in quale contesto nacque questa cooperativa: i mestieri dei soci fondatori come sempre ci vengono in aiuto.

Cominciamo dai minatori, presenti in maggior numero alla costituzione della coperativa. Boccheggiano, come tutta la zona, aveva vasti giacimenti minerari, sfruttati sin da epoca etrusca. Nel XV secolo i Lorena promossero lo sfruttamento delle miniere (principalmente rame e argento): questo fatto portò alla crescita della densità demografica, alla conseguente espansione del paese e allo sviluppo dell’attività mineraria. Dopo un periodo di declino dell’estrazione, il francese Luigi Pitrè riaprì l’attività mineraria con metodi moderni nei primi anni del XIX secolo. Nel 1850 furono effettuate delle esplorazioni profonde da parte della ditta Shwarzenberg. Dopodiché la miniera fu venduta al presidente della Montecatini Battista Serpieri, il quale la cedette alla Montecatini stessa. Furono quindi ammodernati i macchinari e le lavorazioni e fu inaugurato un periodo di sfruttamento intensivo alla fine del 1800.

Così, alla fine XIX secolo si ebbe la formazione di un “proletariato delle miniere” che iniziò a riconoscersi e a rivendicare i suoi diritti. In quegli anni nacque la prima Camera del Lavoro della Maremma. In questo territorio erano radicati da molti anni i repubblicani e tra Otto e Novecento si affermariono anche i socialisti: le strutture di questi movimenti, come ad esempio sindacati, circoli, società operaie e di mutuo soccorso, camere del lavoro e leghe si radicarono ben presto tra il complesso e frammentato ceto proletario delle miniere.minatori-della-miniera-di-baccinello-ribolla-1953

Società operaie, società di mutuo soccorso, cooperative, erano strumenti molto comuni adoperati da socialisti e repubblicani; nei primi venti anni del XX secolo, durante quella fase conosciuta dagli storici col nome di “età giolittiana” queste strutture conobbero uno straordinario sviluppo e un notevole incremento. E’ quindi molto probabile che anche questa cooperativa, quella nata tra i minatori di Bocheggiano, si inserisse in questo contesto di risveglio della classe operaia e di espansione cooperativa.

L’altra classe sociale di cui fanno parte i sottoscrittori della costituzione della cooperativa sono i possidenti. La situazione economica della Maremma dall’Unità fino ai primi anni del Novecento era quella di un territorio ancora fortemente legato ad un’agricoltura dai tratti decisamente arcaici, cioè legata al latifondo e al lavoro stagionale, dove anche la mezzadria faticava ad affermarsi.

Era presente anche una piccola proprietà terriera, distribuita sulle montagne e sulle colline, ma che rappresentava secondo Fabrizio Boldrini “una forma di conduzione altrettanto primitiva e spoliatrice”. Alla piccola proprietà terriera possiamo accostare anche i cosiddetti “terratichieri”, contadini senza terra che, attraverso un patto di  terratico  con i grandi proprietari, ottenevano la possibilità di coltivare un fazzoletto di terra del grande latifondo. Secondo Maurizio Ruffini i “terratichieri […] da un lato continuavano la tradizione comunitaria degli usi civici […] dall’altro però alimentavanoo la speranza di passare dallo stato di braccianti a quello di coloni parziari”.

Il legame tra la terra e il mondo minerario del sottosuolo era comunque vivo e molto forte: i minatori del tempo venivano dal contesto agricolo e non è escluso che alcuni di loro coltivassero il proprio orto nelle ore libere.

10-cooperativa-di-consumo-boccheggiano-1908Osservando il documento del 1908 si potrebbe dire che la cooperativa sia nata dall’alleanza di due particolari e nuove categorie sociali, i piccoli possidenti e i minatori (ex contadini o comunque provenienti anche loro dai contesti rurali). Non stupisce quindi che queste due categorie si siano unite per creare una cooperativa che veniva usata (come avvenne qualche anno prima anche a Castagneto con i presellai) per emanciparsi dai latifondisti e dai nuovi padroni della Montecatini.

La cooperativa continuò comunque con alterne vicende il proprio lavoro, allacciando rapporti col movimento cooperativo della zona e promuovendo iniziative sociali attraverso i Comitati di Spaccio, fino alla fusione con l’Alleanza delle Cooperative di Consumo della Val di Merse nel 1962.

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