Cooperatori in Maremma: il MOC

22 maggio 2017 pubblicato in Storie dall'Archivio

comizio-della-lega-delle-cooperative-moc-ribolla-1950-mag-14-2Il numero del 18 maggio 1950 de La cooperazione italiana si apriva, dopo l’occhiello “La nostra prima manifestazione di massa dell’anno”, con il titolo: “Giornata di festa a Ribolla dei contadini e minatori di Maremma“. Quattro giorni prima, il 14 maggio, si era tenuta a Ribolla la “Festa della Cooperazione Maremmana“, una evento a cui avevano partecipato numerosi nomi del mondo cooperativo locale e nazionale, molti esponenti di cooperative agricole, di lavoro e di consumo della zona e una folla che il giornale riportava come emorme e attenta alle parole dei relatori. Prese parte a questa festa anche l’Onorevole Giulio Cerreti, allora Presidente della Lega delle cooperative e deputato (poi senatore) comunista. Per Cerreti questa era la seconda volta che veniva a parlare nel centro minerario di Ribolla, dopo il giro di comizi per la formazione della Repubblica nel secondo dopoguerra; per Ribolla, sottolinea il giornale, era la prima manifestazione di massa della cooperazione – e forse la più importante e partecipata – dalla fine della guerra.

A Ribolla, in quegli anni era presente una cooperativa di consumo, il MOC (Minatori Operai Contadini), che era nata solo cinque anni prima – subito dopo la Liberazione – e che stava acquistando sempre più peso e soci: in questo articolo cercheremo di delineare il contesto sociale in cui questa coooperativa nacque e si sviluppò, fino alla costituzione di Coop Unione nel 1959. Torniamo quindi alla Festa di quel 14 maggio 1950 a Ribolla.comizio-della-lega-delle-cooperative-moc-ribolla-1950-mag-14-3

Fin dalla mattina si erano tenuti cortei, feste gastronomiche, spettacoli teatrali di cui le foto conservate all’Archivio sono una testimonianza. L’Onorevole Cerreti in particolare parlò della necessità di unità nel movimento cooperativo, della volontà di pace che aveva tutto il movimento cooperativo (ricordiamo a questo proposito anche la raccolta di firme “Pace e lavoro“, tenuta nei vari spacci della Proletaria negli anni della Guerra Fredda e della minaccia atomica), sottolineò la storia e la preseza forte del movimento in quella zona; Cerreti si scagliò contro coloro che “calpestavano” l’articolo 4 della Costituzione e che avevano dimenticato il valore del lavoro per il popolo e per la politica.

Ma perché per lo scenario di una manifestazione così importante, con l’intervento di personalità politiche e cooperative nazionali, addirittura la prima manifestazione di massa per quell’anno della Lega delle cooperative, fu scelta proprio Ribolla?

Nel 1956, due anni dopo la tragedia del pozzo Camorra a Ribolla (in cui persero la vita 43 minatori e che decretò la fine dell’operato della Montecatini in queste zone), Luciano Bianciardi e Carlo Cassola pubblicarono “I minatori della Maremma“, un saggio che ripercorreva la storia delle miniere e dei minatori di questo territorio, ponendo di fronte all’opinione pubblica nazionale la storia e la vita dei minatori maremmani dalla fine del 1800 alla metà del XX secolo.

minatori-della-miniera-di-baccinello-ribolla-1953Arrivata in queste zone nel 1899 la Montecatini diventò in pochi anni il centro della vita della popolazione, un soggetto che permeava non solo la vita lavorativa ma anche quella sociale e culturale.

Nel 1947 Ribolla raggiunse le punte più alte nell’estrazione della lignite e nell’occupazione: la Montecarini a quell’epoca era “l’azienda più democratica, più moderna e più aperta di tutta la Maremma”; in quegli anni, continuano i due scrittori, c’era un’aria vivace e allegra: gli operai e i minatori si svagavano agli spettacoli teatrali e cinematografici nello storico teatro del paese, si compravano il motoscooter per andare al mare, si sposavano tra maremmane e sardi, siciliani, marchigiani venuti colà per lavorare in miniera, le vecchie case “precarie”, “di fortuna” venivano tenute dalle donne pulite e ordinate, e tutti avevano radio e cucine economiche.

In questo clima, dopo la perdita di libertà del Ventennio e i drammi della guerra, il 5 ottobre 1945 a Ribolla venne costituita la Cooperativa di consumo, agricola e di lavoro MOC (Minatori Operai e Contadini). Scrive Angelo Nesti nel  libro “Un paese minerario e la sua cooperativa di consumo. L’Unione’ di Ribolla dalle origini alla fusione con Unicoop Tirreno 1945-2006″, che il capitale sociale era di 3000 lire e il costo delle azioni era di 500 lire. Ribolla era un centro più popoloso rispetto agli altri dove era attiva la Montecatini: anche per questo nel 1948 aceva già 500 soci. A Ribolla la Montecatini aveva aperto uno spaccio aziendale con un reparto di macelleria e un forno per la panificazione; il  MOC rilevò, il 30 dicembre 1949, questo spaccio, potenziandone il forno e la macelleria: questo fatto permise alla cooperativa di fare il salto di qualità espandendo anche il loro giro d’affari.

gruppo-di-commessi-del-primo-spaccio-del-moc-ribolla-ca-1950C’è una foto all’Archivio che ritrae i commessi del primo spaccio del MOC: si vedono giovani sorridenti davanti, presumibilmente, alla porta di uno spaccio; una foto che ben descrive il clima dell’epoca e della nuova impresa, quel clima e quelle speranze che trovò Cerreti in quel giorno di maggio del 1950. Alba Barbafiera, guardando quella foto, ricordava commuovendosi i nomi di due di quei giovani, durante una nostra iniziativa passata (nel video qua sotto al minuto 1.04).

Alla fine della guerra, col ritorno delle libertà sindacali si ebbe una rinascita dei sindacati dei minatori e delle lotte operaie in queste zone. In effetti, dopo un primo periodo di pace e di accordo tra maestranze e dirigenti, nel 1948 per la Montecatini iniziarono problemi dovuti tra le altre cose al costo sempre più elevato di manodopera (solo a Ribolla c’erano 3669 lavoratori) e alla concorrenza dei prodotti esteri, migliori per qualità e prezzo: questo portò al licenziamento di molti minatori. Nel 1951 i minatori della Montecatini diedero il via alla “lotta dei cinque mesi“, in cui i lavoratori ridussero al minimo la produzione per protestare contro il cottimo; le tensioni tra i lavoratori e la Montecatini continuarono negli anni successivi e portarono a numerosi lienziamenti “per rappresaglia” contro esponenti sindacali della miniera. La tensione, come si suol dire, si palpava, e portò a sfigurare quel tranquillo borgo operaio che avevamo trovato solo qualche anno prima. Scrivono Bianciardi e Cassola, descrivendo Ribolla in quei primi anni Cinquanta: “Ma più dello squallore del luogo ci colpì l’atmosfera di tensione che vi regnava. Le strade polverose e disuguali erano pattugliate da coppie di carabinieri coi sottogola abbassati e il mitra a bracciarm. Davanti al magazzino delle lampade di sicurezza, un altoparlante avvertiva via via gli operai dei pericoli della miniera, leggeva le multe e le punizioni”.

 La mattina del 4 maggio 1954 si verificò uno scoppio di grisou nella galleria “Camorra” di Ribolla che costò la vita a 43 minatori. Dopo questa tragedia la Montecatini dismise le proprie gallerie e se ne partì da Ribolla. I funerali delle vittime furono un vero e proprio evento, teletrasmesso in tutta Italia e con la partecipazione di migliaia di persone e di personalità sindacali e politiche. Forse una partecipazione così grande a Ribolla come quella del giorno dei funerali può essere paragonata solo a quel giorno di festa dei cooperatori nel maggio del 1950.

Dopo questa  tragedia la Monecatini decise di andarsene da Ribolla, chiudendo le proprie gallerie.

assemblea-moc-ribolla-ca-1950Il MOC  si sviluppò proprio in questo contesto, quello della fuga di una società come la Montecatini, che per anni aveva permeato, anche oppressivamente, la società. La cooperativa, grazie alla popolostà di Ribolla e al legamassemblea-del-moc-roccatederighi-ca-1950e della popolazione con il mondo cooperativo, si era sviluppata molto, nei primi dieci anni di vita. Nel 1955, un anno dopo il disastro, il  MOC  contava ben 6 spacci nel territorio; gli utili, scrive ancora Angelo Nesti, erano passati da 35000 lire nel 1948 a 3,2 milioni di lire nel 1953, con un bacino d’utenza molto grande dovuto alla massa enorme di soci. Il MOC si si sotituì per certi versi alla Montecatini come centro d’aggregazione dei lavoratori, istituendo un circolo ricreativo a Collacchia, creando una biblioteca sociale, promuovendo gite tra i soci. Gli spacci erano usati, come avveniva spesso in quegli anni, anche come luogo dove fare comizi e assemblee: nelle foto conservate all’Archivio che presentiamo in questo articolo possiamo infatti vedere un assemblea molto partecipata tra bilance e damigiane.

Il 25 agosto 1959, come si legge sull’atto di fusione conservato all’Archivio, davanti al notaio Vladimiro De Carolis fu firmato l’atto di fusione tra alcune cooperative della zona e che segnò la costituzione della Cooperativa Intercomunale di Consumo Unione. La volontà era quella di creare soggetti cooperativi forti unendo cooperative su base territoriale, come si stava facendo in altre parti del Paese secondo le direttive della Lega. Le cooperative che formarono questo nuovo soggetto furono il MOC di Ribolla, la Libertà di Sticciano, La Castellaccia di Castellaccia, La Concordia di Montemassi. Il MOC, con un capitale di più di 5 milioni di lire fu il soggetto trainante (le altre coop avevano capitali magri, a volte di poche decine di migliaia di lire).

Ma questa è un’altra storia.

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