Da Piombino a Roma: quel 1972

13 agosto 2012 pubblicato in Storie dall'Archivio

Dall’epoca in cui era solo un piccolo spaccio dentro i cancelli dell’ILVA di Piombino, il ‘corpo’ della Proletaria si era ingrandito assorbendo altre cooperative piombinesi, aveva aperto altri spacci in città, aveva continuato a fondersi e ad assorbire cooperative, per quasi trent’anni, varcando confini di comuni e Province, fino ad estendersi su tutta la costa tirrenica, dalla Versilia sino a Grosseto. Nel 1971 la Proletaria si era fusa con la Fratellanza, una coop “sorella”, nata dentro i cancelli della Solvay a Rosignano e poi estesasi nella provincia di Livorno.

Il 1972 fu un anno importante per la Cooperativa La Proletaria, l’anno in cui approdò nella capitale d’Italia: nel marzo di quell’anno, infatti, fu aperto il supermercato Coop di Largo Agosta, nel quartiere Centocelle di Roma. Questo non fu il primo negozio nel Lazio: l’anno precedente era stato aperto un negozio a Civitavecchia (che all’epoca vendeva merci extra alimentari solo nella stagione estiva). Il negozio di Largo Agosta fu il primo vero supermercato fuori dai confini regionali toscani in cui si era mossa per quasi trent’anni.

Questo è il fatto, nudo e crudo. Ma cosa voleva dire, in quel 1972, aprire a Roma un supermercato da tutti considerato “rosso”? Il problema era piuttosto complesso e si inseriva non solo nel contesto cittadino della cupa Roma dell’inizio degli anni ’70, ma toccava anche il quadro politico e sociale italiano di quegli anni, a sua volta legato a doppio filo a quel che accadeva nel mondo diviso in blocchi e sconvolto da tante crisi.

Mentre USA e URSS – e i loro satelliti – continuavano la loro Guerra Fredda, il resto del mondo portava avanti la sua guerra. In Ghana i militari avevano preso il potere, nel Nord Africa e in Medio Oriente le cose precipitavano (a settembre, al villaggio olimpico di Monaco, furono massacrati atleti israeliani e terroristi palestinesi, l’anno dopo il mondo sarebbe precipitato nella crisi petrolifera), in Irlanda erano ancora caldi i corpi uccisi durante Bloody Sunday, Germania Est e Germania Ovest si riconobbero dopo 23 anni di esistenza, la guerra in Vietnam proseguiva e Nixon volava in Cina da Mao Tse-Tung (e poi cadeva sul Watergate), c’era stato un minuto di 61 secondi, il sergente Shoichi Yokoi dopo 28 anni nella giungla scoprì che la Seconda Guerra Mondiale era finita, Bill Gates fondò l’azienda che sarebe diventata la Microsoft, Pietro Valpreda uscì di galera grazie alla legge Valpreda e un sub trovò in fondo al mare i Bronzi di Riace.

Già, l’Italia. Giovanni Leone era diventato Presidente grazie ai voti dell’MSI, il debole governo di centro sinistra di Emilio Colombo cadde e si fecero le prime elezioni anticipate della Repubblica, la politica nei palazzi e nella società si spostò decisamente a Destra, Andreotti fu eletto Presidente del Consiglio; a sinistra Giacomo Mancini finiva il suo mandato nel PSI, Enrico Berlinguer diventò Segretario del PCI, il PSIUP che dopo il disastro delle elezioni di maggio,  insieme alle liste del Manifesto e del Movimento Politico dei Lavoratori, non aveva ottenuto seggi in parlamento e aveva così contribuito alla dipersione dei voti, si era sciolto ed era confluito nelle file del PCI (una minoranza era andò invece nel PSI). Del resto la sinistra “parlametare” era divisa in molti partiti e sigle e liste diverse, che dispersero i voti e la indebolirono.

A questa situazione nei palazzi corrispondeva una situazione sociale magmatica: rivolte, cortei, manifestazioni studentesche e operaie, movimenti rivoluzionari (o pseudo tali); una frenetica sinistra extraparlamentare: Avanguardia Operaia, Movimento studentesco, Lotta continua, Potere operaio, Magistratura Democratica, Proletari in divisa, leninisti, maoisti, anarchici, guevaristi, antimperialisti, le agitazioni nelle carceri e i movimenti per la casa; i tre grandi sindacati, CGIL, CISL e UIL, si erano uniti in Confederazion; l’inflazione galoppava e i consumi si riducevano, la riforma fiscale cominciò a strozzare i lavoratori dipendenti, gli imprenditori che si chiudevano a riccio nei confronti dei loro dipendenti; erano morti: il commissario Luigi Calabresi, Giangiacomo Feltrinelli, Franco Serantini e Mario Lupo, si mettevano bombe per i sindacalisti sui treni per Reggio Calabria; a destra (“extraparlamentare” e non) c’erano personaggi come Beppe Niccolai, Pino Rauti, Giorgio Almirante, c’erano Ordine nuovo, i campi d’addestramento fascisti, i depositi di armi; c’era la strategia della tensione, i servizi segreti deviati e non; c’era la DC che cercava i voti della destra e che cavalcava l’onda securitaria contro i disordini di piazza ed ogni rivendicazione dei movimenti. C’erano i terrorismi di destra e di sinistra. Ecco, questo (più o meno) era il mondo nel 1972: in questo caotico groviglio si inseriva la vicenda che andiamo ora a raccontare, l’arrivo della Proletaria a Roma. Una piccola storia forse, ma un tassello a suo modo importante e significativo nella storia italiana.

L’arrivo della cooperativa piombinese nella Capitale (in quegli anni una città cupa, grigio-nera) fu una  storia di lotte e arroccamenti; questa è la storia dell’approdo della Proletaria a Roma così come si trova descritta nei documenti dell’Archivio.

Le fusioni che la cooperativa aveva affrontato per quasi trent’anni avevano lasciato una pesante eredità. Come sempre succede, ogni fusione ha un costo (spesso si trattava di reti di vendita antiquate o in perdita, di debiti, di pesanti situazioni finanziarie delle società assorbite nella Proletaria). Ai bilanci non proprio rosei, provocati dalle fusioni, da una costosa e impegnativa ristrutturazione della rete di vendita e dalla flessione dei consumi nel Paese, si era sommato nel luglio il disastro di via Gori a Piombino.

Tuttavia La Proletaria era molto cambiata dalla sua nascita nel ’45 e in quegli anni stava ulteriorente cambiando, trasformandosi da negozio di quartiere o da azienda presente in un territorio tutto sommato ridotto, a grande azienda operante su un territorio molto ampio. Nel numero del marzo 1972 di “Coop notizie” leggiamo, in un editoriale firmato dal Presidente Sergio Meini: “la Cooperativa lavora ed opera in condizioni radicalmente diverse dal passato. Non è più una piccola o media impresa il cui interlocutore era il piccolo, medio commerciante vicino. È una grande Azienda che opera nel contesto di una politica nazionale” [ref]ASUT, Raccolte librarie e altri supporti, Pubblicazioni d’archivio, Riviste Unicoop Tirreno, u. a. 3, 1972,”Coop notizie”, 1° sem. n. 1, Marzo 1972[/ref].

Nel numero successivo, quello dell’aprile 1972, viene riportato un documento del Consiglio di Amministrazione dove, tra le altre cose, si possono leggere gli obiettivi per gli anni ’70: “fare della cooperazione di consumo un fatto nazionale e non regionale […] attraverso cooperative di grandi dimensioni che travalichino l’angustia di un municipalismo ormai superato per proiettarsi in visioni e spazi che superino le stesse Regioni da cui hanno preso origine” [ref]ASUT, Raccolte librarie e altri supporti, Pubblicazioni d’archivio, Riviste Unicoop Tirreno, u. a. 3, 1972,”Coop notizie”, 1° sem. n. 3, Aprile 1972[/ref].

Già qualche anno prima di quel 1972 la Proletaria aveva iniziato a muoversi verso il Lazio. Come abbiamo detto all’inizio, la prima presenza della Proletaria nel Lazio era stata a Civitavecchia: la scommessa, adesso, era atterrare dalla Provincia al cuore della Regione e dell’Italia stessa. A Roma, del resto, esisteva un retroterra sociale e culturale molto favorevole alla cooperazione. Già nel 1969 La Proletaria aveva cominciato a muoversi per ottenere una licenza prefettizia per aprire un negozio nella Capitale: tuttavia ci vollero più di due anni per ottenerla.

Nei documenti d’archivio si legge infatti che il primo – vero – passo verso la Capitale avvenne nel 1971, l’anno della fusione con la Fratellanza. Il direttore Avunti diede notizia, il 22 maggio 1971, al comitato esecutivo “di aver avuto dei contatti per il rilevamento di un negozio a Roma con il quale si può tentare successivamente il trasferimento del negozio in viale Augusta [sic]” [ref]ASUT, Sezione Terza, Cooperativa Popolare di Consumo La Proletaria – Piombino, Libro Verbali del Comitato esecutivo, u.a. 5, 1970 lug. 09 – 1972 feb. 05[/ref]. Nella riunione del Consiglio di Amministrazione del 22 maggio 1971 si discusse dell’acquisizione del fondo commerciale dalla signora L. F. in via Dameta a Roma: “rilevando tale negozio la Cooperativa ha la possibilità di assicurarsi un punto vendita a Roma”, disse in quella riunione il Presidente Meini. Il 12 giugno dello stesso anno in una seduta del Consiglio di Amministrazione si discute di un’altra questione. Comprato il fondo della signora F., la Proletaria aveva necessità di trasferire la licenza prefettizia per impiantare il loro punto vendita poco lontano, a Largo Agosta appunto, all’angolo di via Veroli [ref]ASUT, Sezione Terza, Cooperativa Popolare di Consumo La Proletaria – Piombino, Libro Verbali del Consiglio di amministrazione, u.a. 6, 1968 dic. 04 – 1971 nov. 13[/ref].

Ottenere il trasferimento della licenza però non fu una cosa semplice: si dovette interessare anche la Lega delle Cooperative [ref]ASUT, Sezione Terza, Cooperativa Popolare di Consumo La Proletaria – Piombino, Libro Verbali del Comitato esecutivo, u.a. 5, 1970 lug. 09 – 1972 feb. 05[/ref]. Questo fu solo il primo dei problemi che la cooperativa dovette affrontare per l’apertura del negozio a Largo Agosta: ostacoli, intralci o anche attacchi più o meno diretti da parte dell’amministrazione del democristiano Darida e di altre componenti della società romana preoccupata dall’apertura di un negozio cooperativo (in primis alcuni commercianti), spari contro le vetrine che costrinsero un gruppo di soci e dipendenti a fare turni di guardia notturni al supermercato, ad una martellante e violenta campagna stampa contraria alla Proletaria. Ma il quadro della Roma di quel periodo e del contesto sociale in cui la Proletaria “approdò” ce lo può dare Anna di Vittorio. La Proletaria, arrivata a ‘dare l’assalto’ a Roma, si ritrovò per così dire arroccata a difendere il fondo di Largo Agosta dagli attacchi della Roma grigia e nera del 1972.

Ad ogni modo, la trattativa per il trasferimento della licenza andò in porto e il 24 luglio il direttore Avunti dette notizia del trasferimento della licenza prefettizia in Largo Agosta. Inizialmente la volontà della Proletaria era quella di aprire il supermercato alla fine di dicembre del 1971: “si sta alacremente procedendo all’allestimento dei locali”, diceva Avunti. I lavori non erano molto avanti, ma si procedette comunque ad organizzare dei corsi con la collaborazione dell’E.C.A.P. (CGIL) per “avere del personale qualificato prima dell’apertura” [ref]ASUT, Sezione Terza, Cooperativa Popolare di Consumo La Proletaria – Piombino, Libro Verbali del Consiglio di amministrazione,u.a. 6, 1968 dic. 04 – 1971 nov. 13[/ref].

Già il 25 settembre cominciarono però a profilarsi altri problemi intorno all’apertura del negozio. Anzitutto i lavori procedevano molto lentamente e si erano verificati numerosi ritardi nell’allestimento del negozio. Inoltre proseguivano le difficoltà poste dall’amministrazione e dai commercianti: era arrivato infatti un ricorso contro la licenza prefettizia di magazzino a prezzo unico [ref]ASUT, Sezione Terza, Cooperativa Popolare di Consumo La Proletaria – Piombino, Libro Verbali del Consiglio di amministrazione, u. a. 6, 1968 dic. 04 – 1971 nov. 13[/ref]. Slittata l’apertura e fissata quindi per il marzo dell’anno successivo, la Proletaria andò comunque incontro ad altri problemi: dal dover rimandare la campagna pubblicitaria e i corsi di formazione, fino a cercare di annullare o almeno di far assorbire le merci ordinate per Roma alla rete di vendita toscana. I mancati guadagni dell’apertura in periodo natalizio, poi, non vanno certo sottovalutati
[ref]ASUT, Sezione Terza, Cooperativa Popolare di Consumo La Proletaria – Piombino, Libro Verbali del Comitato esecutivo, u.a. 5, 1970 lug. 09 – 1972 feb. 05, riunione del 18 settembre 1971[/ref]. Ritardi nei lavori, intralci da parte dell’amministrazione e una violenta campagna stampa contro la cooperativa furono il quadro in cui si mosse la Proletaria durante i lavori per l’apertura.

A dicembre si verificarono nuovi problemi: ci furono infatti nuovi ritardi e rallentamenti nelle autorizzazioni imposti dall’azione dei Vigili del Fuoco e “inoltre per ciò che concerne il ricorso [alla contestazione della licenza n.d.r.] vi sono delle difficoltà per avere un parere della Commissione che deve ancora essere eletta” [ref]ASUT, Sezione Terza, Cooperativa Popolare di Consumo La Proletaria – Piombino, Libro Verbali del Comitato esecutivo, u.a. 5, 1970 lug. 09 – 1972 feb. 05, riunione del 30 dicembre 1971[/ref].

Tutto questo ebbe un costo elevato per la cooperativa: nell’assemblea del 15 gennaio 1972 si parla dei problemi economici della Proletaria (secondo il consigliere Nocchi legati a “aumento dei salari-fusione-ritardi nell’apertura dei negozi-lentezza nella chiusura e ristrutturazione della stessa rete). Inevitabilmente, anche in seno alla Proletaria, vi furono dei mugugni: lo stesso Nocchi riteneva “più positiva l’espansione in Versilia che non nel Lazio” [ref]ASUT, Sezione Terza, Cooperativa Popolare di Consumo La Proletaria – Piombino, Libro Verbali del Consiglio di amministrazione, u. a. 7, 1971 dic. 11 – 1974 apr. 27, riunione del 24 maggio 1972[/ref].

Coop Notizie Aprile 1972, pag. 1

Coop Notizie Aprile 1972, pag. 2

L’apertura fu comunque fissata per il 23 marzo, con una cerimonia di inaugurazione la sera precedente. L’apertura, proprio a causa dei problemi riscontrati, fu in grande stile: “mobiltazione di tutte le organizzazioni a noi vicine per una mobilitazione effettiva attorno all’apertura e al lancio del 1° Supermercato Coop a Roma”. Poco prima dell’apertura arrivò l’ennesimo problema per la cooperativa: un gruppo di commercianti aveva infatti presentato al comissariato un esposto contro la licenza prefettizia alla Proletaria, giudicata non valida; la polizia, ormai pochi giorni prima dell’apertura del supermecato, diffidò la Proletaria ad inaugurare il negozio. Ciononostante si procedette all’apertura [ref]ASUT, Sezione Quarta, Unicoop Tirreno – Vignale Riotorto, frazione di Piombino, Comitato esecutivo: verbali, u.a. 1, 1972 mar. 4 – 1973 dic. 21[/ref]. L’inaugurazione fu un successo “strepitoso” (circa 10.000 le persone che fecero la spesa nel supermercato il primo giorno): in questi due stralci di “Coop notizie” potrete leggere la trionfalistica cronaca dell’apertura e un inquadramento dei problemi passati.

Il 27 marzo, dopo che il negozio era stato aperto, il Presidente Meini dette notizia della decisione del comitato esecutivo, di aprire il negozio di Largo Agosta nonostante la diffida che era loro arrivata dal commissariato doi P.S. (“la Cooperativa [è] nella piena legalità”, [ref]ASUT, Sezione Quarta, Unicoop Tirreno – Vignale Riotorto, frazione di Piombino, Comitato esecutivo: verbali, u. a. 1, 1972 mar. 4 – 1973 dic. 21, riunione del 22 marzo 1972[/ref]. Inoltre, finalmente c’erano anche delle buone notizie: “risultati al disopra delle previsioni che il negozio sta dando sul piano commerciale che ha anche un suo aspetto politico alla luce di tutti gli attacchi che si sono avuti da parte delle varie destre nazionali.”

Un mese dopo l’apertura, il presidente Meini informò il Comitato esecutivo delle multe e delle vessazioni continue della Polizia e delle guardie municipali: “Si può dire che abbiano avuto il pronunciamento favorevole da parte degli Amministratori Comunali”[ref]ASUT, Sezione Quarta, Unicoop Tirreno – Vignale Riotorto, frazione di Piombino, Comitato esecutivo: verbali, u. a. 1, 1972 mar. 4 – 1973 dic. 21, riunione del 24 aprile 1972[/ref].

Con l’apertura del supermercato, tuttavia, non erano finiti i problemi, come si legge nel verbale della riunione del CdA del 24 maggio 1972: il Comitato Promotore di Roma aveva convocato per la fine del mese una Assemblea dei soci di Roma “per far conoscere ai soci ed all’opinione pubblica la perdurante azione contro il movimento cooperativo svolta dalla destra politica e dalle stampe [sic] ad essa collegata” [ref]ASUT, Sezione Terza, Cooperativa Popolare di Consumo La Proletaria – Piombino, Libro Verbali del Consiglio di amministrazione, u. a. 7, 1971 dic. 11 – 1974 apr. 27, riunione del 24 maggio 1972[/ref].

Il bilancio del 1972 – questo anno così convulso – si chiuse per La Proletaria in positivo, nonostante la crisi del settore distributivo, la perdita dei Grandi Magazzini di via Gori a Piombino, la pesante eredità delle fusioni e i problemi intorno a Largo Agosta  (ma forse la chiusura positiva dei bilanci dipese in qualche misura anche dagli ottimi risultati commerciali ottenuti dal negozio di Largo Agosta , ricordati in molte occasioni, [ref]ASUT, Sezione Terza, Cooperativa Popolare di Consumo La Proletaria – Piombino, Libro Verbali delle Assemblee dei soci, u. a. 4, 1968 apr. 26 – 1972 apr. 29, riunione del 25 e 26 aprile 1973[/ref].

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