L’incendio

14 luglio 2015 pubblicato in Storie dall'Archivio

 

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Cominciamo con l’immagine di uno scatto fotografico. Ci sono ragazzi a torso nudo, la maglietta annodata intorno al viso, signore in abiti estivi con il fazzoletto che copre naso e bocca, uomini sudati in camicia. Sono tutti concitati, indaffarati, accalcati.

Guardando questa foto si ha la sensazione di respirare un’aria soffocante satura d’afa, sudore, fumo. Questo scatto è datato 12 luglio 1972, il giorno in cui un incendio distrusse completamente i Grandi Magazzini della cooperativa La Proletaria, a via Gori, Piombino.

L’incendio dei Grandi Magazzini di Piombino si pone tra due età della cooperazione in Italia, una sorta di spartiacque ideale tra due epoche: la prima, posteriore alla seconda guerra mondiale, caratterizzata prima dalla crisi economica e poi dal boom, dagli attacchi politici e dalla volontà, perseguita da gran parte del movimento cooperativo, di formare grandi organismi in grado di competere con il mercato e la grande distribuzione, attraverso fusioni tra cooperative e l’apertura di negozi self service o di spacci che diversificavano l’offerta.

Dal 1973 si aprì invece una seconda epoca per la cooperazione, caratterizzata da un lato dalla crisi petrolifera e dell’inflazione, dall’altro dal proseguimento della politica di modernizzazione e di ampliamento del settore: negli anni Settanta la cooperazione, cambiò gradualmente, proteicamente, adattandosi ai cambiamenti del mondo e non abbandonando però i propri valori.

La Proletaria aveva aperto nel 1969 a Piombino – città-fabbrica, operaia, la città che l’aveva vista nascere – il suo più grande supermercato, quello situato in via Gori. I Grandi Magazzini Coop erano il risultato dell’unione dei molti spacci che si erano aperti nei quartieri di Piombino nel dopoguerra: mentre si chiudevano i vecchi spacci merci, dipendenti e clienti furono concentrati a via Gori.

Intorno alle ore 15 del 12 luglio 1972 nel reparto confezioni e abbigliamento, al primo piano, cominciò a sentirsi un forte odore di fumo. Durante la chiusura dei Grandi Magazzini, all’ora di pranzo, si era sviluppato un incendio che i primi dipendenti, rientrando al lavoro, scoprirono. In poco tempo le fiamme si propagarono all’interno dello stabile, alimentate dalle numerose merci infiammabili. Ritardi nei soccorsi, errori nel controllare un evento mai visto prima d’allora a Piombino, portarono al crollo dei Grandi Magazzini.

Subito dopo il propagarsi dell’incendio, entrò in scena la solidarietà dei pombinesi. Dipendenti, soci e molti cittadini accorsero in quelle ore sul luogo dell’incidente, per poter mettere in salvo il salvabile dall’interno del negozio e aiutare a domare il fuoco. La Proletaria, nata a Piombino, creatura dei piombinesi, proprietà dei piombinesi era in pericolo e la città tutta era accorsa a salvarla.

Purtroppo, anche la grande mobilitazione popolare non fu sufficiente a salvare i Grandi Magazzini dalla distruzione. Molti, dietro le transenne, guardarono costernati il vuoto che la Proletaria lasciava nella sua città. La storia dell’incendio è già stata raccontata su queste pagine.

La foto ricordata all’inizio di questo articolo fa parte di un servizio fotografico conservato oggi all’Archivio, dono dello studio di fotografie industriali “Civilini di P. Lepri”: cinque giorni dopo l’incendio lo studio fotografico inviò alla direzione della cooperativa una serie di scatti, fatti durante il rogo (nella cartella che contiene il carteggio che documenta la solidarietà alla Proletaria, sono conservati la lettera dello studio fotografico e i ringraziamenti da parte del Vice Presidente Roberto Conti). Le foto conservate all’archivio appartengono, oltre che allo studio Civilini, anche agli studi Aldovrandi e Celati.

 

Da un documento del Consiglio dei Delegati Sindacali dipendenti Coop La Proletaria, si apprende che i danni del rogo furono di circa un miliardo di lire, cui si aggiungevano due miliardi di merci invendutedistrutte dalle fiamme: quest’ultimo fu il danno maggiore, visto che l’assicurazione poteva coprire solamente l’immobile.

Il 15 luglio, come si può leggere nel libro dei verbali del C. d. A., si riunirono sia il Consiglio di Amministrazione e i dirigenti: in questa riunione, oltre a richiamare i fatti del 12, ad auspicare la nomina di un perito che conteggiasse i danni dell’incendio ed a proporre linee guida per la ricostruzione, fu annunciata l’intenzione di conservare i posti di lavoro di tutti i dipendenti del Supercoop di Piombino, che furono infatti assorbiti nei punti vendita del livornese (Rosignano Solvay, San Vincenzo, Donoratico, Cecina) e negli organici del Magazzino COOP-ITALIA.

Pochi giorni dopo, in una circolare del 3 agosto, il Consiglio di Amministrazione dava notizia dell’apertura di un negozio provvisorio in via Corsica e l’intenzione – ribadita più volte nei mesi successivi dai dirigenti nelle riunioni del C. d. A. e nelle circolari interne – di non abbandonare il processo di modernizzazione della cooperativa: fu subito messo in chiaro che, nonostante la grave perdita di Piombino, la Proletaria avrebbe portato avanti i progetti di apertura dei supermercati a Follonica, Livorno e Portoferraio.

La completa distruzione del supermercato piombinese, il più grande e funzionale dell’azienda, si inseriva quindi nel contesto di ampliamento e modernizzazione della cooperativa: le perdite materiali, economiche e quelle per la ricostruzione avrebbero potuto incidere molto negativamente in questa fase (La Proletaria aveva varcato le colonne d’Ercole della Toscana, aprendo il suo primo supermercato a Roma solo pochi mesi prima; le fusioni con le cooperative livornesi di pochi anni prima, inoltre, avevano dato non pochi problemi economici).

In una cartellina rosa conservata all’archivio, macchiata dal tempo e con i bordi consunti, è contenuta una mole impressionante di fogli: lettere, telegrammi di privati, cooperative, imprese, partiti, amministrazioni, da tutta Italia, che sottoscrivevano somme di denaro, giorni o quote di stipendio, oppure esprimevano semplicemente la loro solidarietà. Da questa cartella, esaminando questi documenti, esce fuori questa storia.

Una settimana dopo il rogo, il 20 luglio, si riunì il Consiglio Generale dei Delegati Sindacali dipendenti Coop La Proletaria. In questa riunione si rese nota la sottoscrizione dell’1% della retribuzione da parte di tutti i dipendenti per la durata di due anni, allo scopo di alleggerire le spese che la cooperativa doveva sostenere per il loro trasferimento in altri punti vendita e per la creazione di nuovi posti di lavoro; si propose di lanciare una sottoscrizione generale per aumentare la quota sociale di ogni dipendente; infine di favorire e facilitare tutti quei lavoratori che per motivi economici e familiari chiedessero periodi d’aspettativa.

A queste iniziative si aggiungeranno la proposta della cellula del PCI dei dipendenti Coop di aumentare il capitale sociale per tutti i dipendenti di un minimo di 10.000 Lire, l’autotassazione dello stipendio anche dei lavoratori dei Magazzini COOP-ITALIA di Riotorto e dei dirigenti; questi ultimi aumentarono il capitale sociale partendo da un minimo di 50.000 Lire ed i consiglieri per un minimo di 10.000 Lire. Le dimostrazioni di solidarietà non si fermarono ai dipendenti di via Gori.

Immediatamente – e per i mesi seguenti – arrivarono telegrammi e lettere da parte di aziende che avevano legami con La Proletaria, esponenti e lavoratori del movimento cooperativo nazionale, enti, comuni, privati cittadini, soci, lavoratori. Nell’Archivio Unicoop di Ribolla, come accennato più sopra, è conservato il corposo carteggio che testimonia la grande solidarietà che circondò la cooperativa; inoltre, sempre a Ribolla, vi sono numerose fotografie che attestano la grande partecipazione alle riunioni organizzate dalla Proletaria per prendere decisioni sulla ricostruzione del Supermercato.

Alle attestazioni di stima e di solidarietà, agli auguri per una rapida ricostruzione, fanno riscontro anche concrete manifestazioni di aiuto: per fare solo qualche esempio, i dipendenti della Proletaria di Marina di Campo decisero di devolvere la retribuzione della giornata del 14 luglio alla ricostruzione del supermercato Coop di Piombino, cosa che fecero anche i dipendenti del Grande Magazzino Coop di Roma; assegni vennero spediti dai dipendenti e dai soci di molte cooperative toscane, dell’Emilia Romagna, dalla sede centrale milanese di Coop Italia, dai lavoratori dell’Italsider, da ditte come quella di imbottigliamento acque gassate “Tullio Eliopoli” o della fabbrica di strofinacci pratese I. P. L. A., dall’I.N.R.E.S. (Istituto Nazionale Ricerche Economiche e Sociali); in un documento del C. I. S. (Centro Interprovinciale di Servizi) si dà notizia del contributo dei lavoratori dei settori montaggi, assistenza e cartellonistica, che avevano voluto inviare un contributo per la ricostruzione prima di cessare la loro attività.

Solidarietà e aiuti provennero anche da privati cittadini, come l’avvocato grossetano Vittorio Martinelli (il quale inviò un assegno e chiese di essere associato alla cooperativa) o come l’ex dipendente Coop, la pratese Tosca Ciaponi, che inviò una lettera esprimendo la propria solidarietà e gli auguri per la ricostruzione. Infine, si può citare il caso delle Latterie Cooperative Riunite, di Reggio Emilia, le quali misero a disposizione ai Magazzini di Vignale Riotorto 2000 confezioni in Brik da 1 Litro di latte.

Questi, giova ripeterlo, sono solo alcuni esempi della solidarietà e degli atti concreti con cui molti soggetti cercarono d’aiutare la Proletaria nei mesi seguenti al rogo.

D’altra parte, nella cartella contenente il carteggio di solidarietà alla cooperativa, si può trovare anche un foglio – prestampato, ma senza intestazione – in cui si dà notizia di una telefonata in cui una voce di uomo si dice “contento che sia bruciato tutto il Grande Magazzino e che era l’ora che ciò avvenisse”. L’identità di quest’uomo, riportata nel testo del documento ma probabilmente falsa, e il fatto che tra gli incartamenti vi fosse solamente questo foglietto a testimoniare sentimenti non proprio solidali con la Proletaria, non possono farci comprendere quanto fosse diffusa l’ostilità alla cooperativa; ad ogni modo, si tratta di un episodio che era giusto ricordare. La vicenda si concluse nel 1976, quando il Supercoop di Piombino fu riaperto, festosamente accolto dalla popolazione, ancora più grande di quello distrutto dal fuoco.

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