La Proletaria, 1945. III parte. Il lavoro e la chiusura dello spaccio

16 luglio 2018 pubblicato in Storie dall'Archivio

Siamo arrivati all’ultimo post del racconto dei primi anni della cooperativa visti attraverso la storia del primo spaccio de La Proletaria, l’ex spaccio aziendale e dispensa dell’Ilva, situato nel centralissimo Corso Italia di Piombino. In questo post ripercorreremo la storia dell’evoluzione degli spacci della cooperativa nei suoi primi anni di attività fino alla forzata chiusura di questo primo negozio nel 1952.

interni-di-uno-spaccio-di-coop-la-proletaria-piombino-1945Lo spaccio de La Proletaria situato in Corso Italia n. 204, concesso dall’Ilva alla nuova cooperativa all’indomani della Liberazione, fu fin da subito anche la sua sede sociale  (Statuto de La Proletaria, 1945). Ad ogni modo non restò a lungo il solo spaccio de La Proletaria. Sin dalle prime battute di lavoro della cooperativa, infatti, si pensò subito ad allargare la base sociale e la rete degli spacci. Dopo essere stata riconosciuta come spaccio autorizzato  e aver stretto accordi con l’Ilva per allestire nei locali dello spaccio spazi da destinare ad un macello e ad uno spaccio per l’abbigliamento, La Proletaria iniziò a cercare nuovi locali in cui aprire altri spacci.

Per prima cosa la nuova cooperativa doveva fare i conti con le cooperative già presenti nella zona: quella promossa dai partigiani del Cotone, quella di Baratti e La Proletaria di Riotorto. Per quanto riguarda le prime due cooperative, esse avevano uno spaccio ciascuna, uno al Cotone e l’altro a Baratti: entramspaccio-di-piazza-gramsci-piombino-ca-1950bi gli spacci avevano dei problemi sia per quanto riguarda l’inadeguatezza dei locali che per il volume di vendite e il bacino sociale. In breve tempo La Proletaria riuscì anche ad affittare i locali del cosiddetto mercatino ex-Vincitori in via Benvenuto Cellini, dove installò una vendita al minuto di frutta, verdura e latte ai soci. La cooperativa La Proletaria di Riotorto invece si fuse con la Proletaria solamente tra il 1948 e il 1950.

Contemporaneamente all’apertura di altr i spacci, La Proletaria prese conttatti e accordi anche con l’altra grande azienda siderurgica presente a Piombino,la Magona d’Italia e con la Società Mattoni Refrattari. Con queste aziende La Proletaria si mise d’accordo per quanto riguardava i pagamenti da avere dai soci dipendenti o le forniture agli operai (come alcuni capi di vestiario); queste aziende.d’altro canto, offrivano alla cooperativa l’uso della propria attrezzatura o dei loro camioncini e autotreni.

La Proletaria di Piombino comunque non si limitò ad estendere la propria rete degli spacci, ma, sin da subito, l’indirizzo fu quello di estendere la propria gamma merceologica. Come abbiamo detto sul bancone di quel primo spaccio in Corso Italia, con la guerra ancora in corso e la città in emergenza di approvvigionamenti alimentari, si potevano trovare solamente castagne e farina di castagne. Tuttavia la cooperativa iniziò, di lì a poco, a vendere anche altri generi, rifornendosi dai produttori della zona, come granate e granatini (cioè le scope di faggina), fichi secchi, marmellate. farina dolce o filati; lo spaccio, riconosciuto come deposito di merce razionata, distribuiva ai soci due vote alla settimana il pane eventualmente avanzato dalla redistribuzione.

 Nei mesi seguenti la gamma merceologica si ampliò notevolmente: nello spaccio si potevano trovare pane, carne, pesce, vino, latte, uova e pollame, frutta, e, dal 1947, anche alcune stoffe e generi d’abbigliamento. Alcune di qiueste merci venivano comprate dai fornitori locali, altre erano prodotte da alcune cooperative di produzione e lavoro della zona.

Tuttavia, cessata l’espaccio-di-piazza-gramsci-de-la-proletaria-ca-1950mergenza bellica, terminò anche il clima di collaborazione e di armonia nella società piombnese. Gli anni Cinquanta furono i cosiddetti “anni eroici“, gli anni in cui La Proletaria dovette combattere contro i negozianti, le ispezioni ministeriali che facevano parte dell’attacco scellbiano alla cooperazione, gli attacchi dei giornali e politici.

Un avversario particolarmente serio de La Proletaria furono le direzioni delle aziende siderurgiche. Fin dai primi giorni di esistenza La Proletaria aveva avuto, anche per la comunanza di intenti nel clima della ricostruzione postbellica, un dialogo aperto e una grande disponibilità con le direzioni aziendali, che le aveva concesso attrezzature, locali, mezzi di trasporto, eccetera. Finita l’emergenza bellica e la ricostruzine, con le fabriche tornate a lavorare regolarmente e tutte le componenti sociali ritornate al loro posto, in contemporanea con lo spostameto a destra della politica italiana (nel 1954, con l’insedimento del governo Scelba iniziò una violenta offensiva contro le cooperative) si verificò anche l’incrinarsi dei rapporti tra La Proletaria e l’industria siderurgica a-ricordo-delle-lotte-sindacali-della-classe-operaia-allilva-piombino-1952-1piombinese.

Sin dai primi tempi del 1950 ci furono le prime avvisaglie di questo clima con la Magona che rifiutava alla cooperativa un prestito garantito dai soci dipendenti dell’acciaieria. Quattro anni dopo, nel 1954, si consumò il distacco definitivo dall’Ilva. Già dal 1952 c’era il sospetto che essa potesse togliere alla cooperativa lo spaccio del Cotone. Nel 1954 la Pageim, società emanazione dell’Ilva, tolse la concessione dei locali dello spaccio centrale nonché sede de La Proletaria, il famoso spaccio in Corso Italia 204. La segreteria si era riunita subito dopo la comunicazione, per decidere il da farsi: il risultato di questa assemblea fu di inviare a Genova una commissione di rappresentanti della cooperativa composta dal Presidente, dal Vice Presidente e da un funzionario della Federcoop Provinciale per parlare con la Direzione Generale dell’Ilva. Indizio inequivocabile della rottura dei rapporti con l’azienda siderurgica era sicuramente il fatto che, dopo la comunicazione della disdetta dei locali della sede centrale, la Società Ilva non aveva fatto pervenire “nessuna risposta verbale ne [sic] scritta” in seguito alle richieste di spiegazioni  per la “condotta riprovevole, scorretta della Società Ilva nei confronti della nostra cooperativa”. [Cda 18 luglio 1954].

La Proletaria aveva già iniziato ad estendere la propria rete di spacci in città e nel circondario, tuttavia per la cooperativa, tagliato il legame con l’Ilva nella “città fabbrica”, iniziavano tempi duri, ma questa è  un’altra storia.

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