La Proletaria a Livorno

27 agosto 2018 pubblicato in Storie dall'Archivio

In occasione della ristrutturazione e del ridimensionamento dell’ipermercato delle Fonti del Corallo a Livorno (che dal prossimo 30 agosto si chiamerà Mercato di Livorno), pubblichiamo un post che ripercorre la storia della Proletaria in città, dalla rinascita della cooperazione di consumo nel secondo dopoguerra fino all’apertura dell’Iper nel capoluogo labronico.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, con la caduta del Regime e i nazifascisti che venivano spinti verso il Nord Italia, si assistette ad una vera e propria “fioritura” del movimento cooperativo. Le ragioni alla base della formazione di cooperative, sia di consumo che di lavoro, erano da ricercare, come abbiamo detto più volte, nell’iminterno-di-un-negozio-coop-alimentari-cooperativa-ferrovieri-livorno-1948-ago-08-2pulso dato dai vari CLN e dalla volontà popolare sostenuta dalla ritrovata libertà; l’obiettivo era quello di rifornirsi e vendere generi di prima necessità nel desolato panorama dell’Italia post bellica, togliere forza alla borsa nera, dare impulso alla gestione dei lavoratori della soddisfazione dei propri bisogni.

Il 19 luglio 1944 Livorno fu liberata. Tra il settembre del 1944 e il dicembre del 1945 nella sola città di Livorno si formarono una cooperativa “Avanti!” (socialista), una coop “Edera” (repubblicana), una “Libertas” (democristiana), 11 cooperative “del popolo” (comuniste); in città si erano formate altre cooperative all’interno di stabilimenti, strutture pubbliche e altri luoghi di lavoro; oltre queste vi erano 4 società cooperative nate prima della guerra e del Regime e sopravvissute faticosamente alle ostilità e una manciata di altre cooperative in attività intorno al capoluogo labronico (Nannucci 1994, pp. 670 e segg.).

A proposito delle cooperative nate tra i dipendenti delle aziende livornesi si possono fare alcuni esempi: alla fine della guerra si poteva trovare una cooperativa tra dipendenti Vetreria Italiana Balzaretti-Modigliani, una cooperativa fra dipendenti Postelegrafonici, fra dipendenti dei Cantieri Ansaldo e una fra dipendenti Richard Ginori. Si trattava di piccole realtà i cui soci eranmezzi-di-autotrasporto-copp-ferrovieri-livorno-ca-1950o i dipendenti delle ditte in cui queste coop venivano fondate e i loro familiari; coop di piccole dimensioni, quindi, sia per numero di soci che per bacino di utenze e di territorio interessato.
Discorso a parte merita la Cooperativa di consumo tra Ferrovieri. Fondata poco tempo dopo la Liberazione di Livorno, il 9 dicembre 1944, essa fu attiva sino al 1968. La coop Ferrovieri aveva buoni bilanci e molti soci (nel 1952 i soci erano più di 1500 nella città di Livorno). I Ferrovieri, grazie anche alla grande disponibilità di capitali fu l’unica cooperativa di consumo tra lavoratori che in quegli anni si espanse nella città, aprendo anche nuovi spacci. Nel 1957 i Ferrovieri entrarono a far parte del Consorzio fra Cooperative di Consumo della Provincia di Livorno.

In quegli anni vi erano due cooperative di consumo che si stavano ingrandendo sulla fascia tirrenica toscana, anche assorbendo coop più piccole: La Proletaria di Piombino (che assorbiva coop e apriva spacci da Donoratico fin nel grossetano, puntando a sud, al Lazio) e La Fratellanza di Rosignano Solvay (che assorbì le coop di Vada, Cecina e poi quelle della provincia di Livorno).
La Fratellanza, nella sua espansione in Provincia, arrivò a fare, alla fine degli anni Sessanta, una proposta di fusione con le coopinaugurazione-del-centro-mercato-coop-a-la-rosa-livorno-1977-mag-5-livorno-11 della città di Livorno e quelle del Collesalvettiano: in tale contesto il soggetto più importante era quello della coop Ferrovieri, con cui siglò l’atto di fusione il 3 aprile 1968.
Il 17 aprile 1971 La Proletaria di Piombino e La Fratellanza di Rosignano Solvay si unificarono, dando vita all’organismo cooperativo più grande dell’epoca lungo la fascia tirrenica (da Livorno al Lazio). Quindi la Proletaria fece il suo ingresso nella città di Livorno solo nel 1971, ereditando i vecchi spacci dei Ferrovieri e de La Fratellanza: nel contesto di ristrutturazione della rete di vendita dell’epoca, dopo un periodo di inserimento in città sfruttando, adeguando e ammodernando gli spacci ex-La Fratellanza, La Proletaria chiuse i piccoli spacci cittadini ed aprì, il 5 maggio 1977, il nuovo centro commerciale integrato nel quartiere popolare della Rosa.

Durante gli anni Ottanta La Proletaria, proprio a partire dal negozio di Livorno, continuò ad investire nel modello dei centri commerciali integrati, ampliando e apportando migliorie ai negozi esistenti. Il centro commerciale integrato, come quello della Rosa con i soi bilanci molto positivi, era un modello vincente: ampio parcheggio, vasta offerta merceologica, grande dimensione, maggiori servizi, struttura monopiano e integrazione con negozi gestiti da privati furono le caratteristiche anche degli altri centri commerciali della cooperativa in quel periodo.img_0007

Negli anni Novanta la Coop Toscana Lazio aprì nuovi supermercati integrati, continuando il processo di ampliamento della rete di vendita. Nel 1994 fu inaugurato il primo ipermercato della cooperativa a Colleferro. Coop Toscana Lazio era in ritardo sull’applicazione di questo nuovo – e redditizio – modello di negozio: sin dal 1988 in Italia erano presenti degli Ipermercati. Tuttavia, dopo che fu aperto il primo iper a Colleferro, anche Coop Toscana Lazio proseguì con questo modello di vendita aprendo altri iper a Viterbo, Avellino e Afragola tra il 1997 e il 1998.

Pochi anni dopo, nel 2003, furono aperti altri due ipermercati, ad Aprilia e a Livorno. L’iper delle Fonti del Corallo a Livorno, era visto come “tra i più importanti dal punto di vista delle diimensioni e dell’investimento”. (Relazione e bilancio 2003)

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Dopo qualche settimana di attività, l’allora Coop Toscana Lazio così commentava l’apertura dell’iper.

 

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