13 luglio 1972: l’incendio del Supercoop di Piombino. Terza parte: la solidarietà e la ricostruzione

17 maggio 2010 pubblicato in Varia

Questo post è l’ultimo di una serie tre pubblicati su MemorieCooperative. Ecco il link per leggere i due precedenti articoli, ovvero ‘L’incendio del Supercoop di Piombino. Prologo.’ e ‘L’incendio del Supercoop di Piombino. Seconda parte: l’aiuto dei cittadini di Piombino e il crollo

Una settimana dopo il rogo, il 20 luglio, si riunì il Consiglio Generale dei Delegati Sindacali dipendenti Coop La Proletaria.

In questa riunione si rese nota la sottoscrizione dell’1% della retribuzione da parte di tutti i dipendenti per la durata di due anni, allo scopo di alleggerire le spese che la cooperativa doveva sostenere per il loro trasferimento in altri punti vendita e per la creazione di nuovi posti di lavoro; si propose di lanciare una sottoscrizione generale per aumentare la quota sociale di ogni dipendente; infine di favorire e facilitare tutti quei lavoratori che per motivi economici e familiari chiedessero periodi d’aspettativa.

Una riunione del luglio 72, per discutere della ricostruzione

A queste iniziative si aggiungeranno la proposta della cellula del PCI dei dipendenti Coop di aumentare il capitale sociale per tutti i dipendenti di un minimo di 10.000 Lire, l’autotassazione dello stipendio anche dei lavoratori dei Magazzini COOP-ITALIA di Riotorto e dei dirigenti; questi ultimi aumentarono il capitale sociale partendo da un minimo di 50.000 Lire ed i consiglieri per un minimo di 10.000 Lire. Le dimostrazioni di solidarietà non si fermarono ai dipendenti di via Gori.

Una veduta della grande partecipazione alla riunione

Immediatamente – e per i mesi seguenti – arrivarono telegrammi e lettere da parte di aziende che avevano legami con La Proletaria, esponenti e lavoratori del movimento cooperativo nazionale, enti, comuni, privati cittadini, soci, lavoratori. Nell’Archivio Unicoop di Ribolla, come accennato più sopra, è conservato il corposo carteggio che testimonia la grande solidarietà che circondò la cooperativa; inoltre, sempre a Ribolla, vi sono numerose fotografie che attestano la grande partecipazione alle riunioni organizzate dalla Proletaria per prendere decisioni sulla ricostruzione del Supermercato.

uno scatto del 1975

un momento della ricostruzione, nel 1975

Alle attestazioni di stima e di solidarietà, agli auguri per una rapida ricostruzione, fanno riscontro anche concrete manifestazioni di aiuto: per fare solo qualche esempio, i dipendenti della Proletaria di Marina di Campo decisero di devolvere la retribuzione della giornata del 14 luglio alla ricostruzione del supermercato Coop di Piombino, cosa che fecero anche i dipendenti del Grande Magazzino Coop di Roma; assegni vennero spediti dai dipendenti e dai soci di molte cooperative toscane, dell’Emilia Romagna, dalla sede centrale milanese di Coop Italia, dai lavoratori dell’Italsider, da ditte come quella di imbottigliamento acque gassate “Tullio Eliopoli” o della fabbrica di strofinacci pratese I. P. L. A., dall’I.N.R.E.S. (Istituto Nazionale Ricerche Economiche e Sociali); in un documento del C. I. S. (Centro Interprovinciale di Servizi) si dà notizia del contributo dei lavoratori dei settori montaggi, assistenza e cartellonistica, che avevano voluto inviare un contributo per la ricostruzione prima di cessare la loro attività.

Solidarietà e aiuti provennero anche da privati cittadini, come l’avvocato grossetano Vittorio Martinelli (il quale inviò un assegno e chiese di essere associato alla cooperativa) o come l’ex dipendente Coop, la pratese Tosca Ciaponi, che inviò una lettera esprimendo la propria solidarietà e gli auguri per la ricostruzione. Infine, si può citare il caso delle Latterie Cooperative Riunite, di Reggio Emilia, le quali misero a disposizione ai Magazzini di Vignale Riotorto 2000 confezioni in Brik da 1 Litro di latte.

Questi, giova ripeterlo, sono solo alcuni esempi della solidarietà e degli atti concreti con cui molti soggetti cercarono d’aiutare la Proletaria nei mesi seguenti al rogo.

D’altra parte, nella cartella contenente il carteggio di solidarietà alla cooperativa, si può trovare anche un foglio – prestampato, ma senza intestazione – in cui si dà notizia di una telefonata in cui una voce di uomo si dice “contento che sia bruciato tutto il Grande Magazzino e che era l’ora che ciò avvenisse”. L’identità di quest’uomo, riportata nel testo del documento ma probabilmente falsa, e il fatto che tra gli incartamenti vi fosse solamente questo foglietto a testimoniare sentimenti non proprio solidali con la Proletaria, non possono farci comprendere quanto fosse diffusa l’ostilità alla cooperativa; ad ogni modo, si tratta di un episodio che era giusto ricordare. La vicenda si concluse nel 1976, quando il Supercoop di Piombino fu riaperto, festosamente accolto dalla popolazione, ancora più grande di quello distrutto dal fuoco.

il supermercato di via gori nel 1976

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